Le sale cinematografiche del Pompidou passano in rassegna l’opera omnia del regista: oltre a tutti i film e all’anteprima di "No Direction Home", il documentario dedicato a Bob Dylan, verrà proiettato ogni fotogramma prodotto dal genio creativo di Little Italy.
I film di Martin Scorsese
Le sale cinematografiche del Pompidou passano in rassegna l’opera omnia del regista: oltre a tutti i film e all’anteprima di "No Direction Home", il documentario dedicato a Bob Dylan, verrà proiettato ogni fotogramma prodotto dal genio creativo di Little Italy.
Divenute col tempo una sorta di rituale che accompagna ogni nuova realizzazione di Scorsese, le conversazioni sono state l’occasione di un dialogo continuo e ravvicinato attorno alla sua opera. Nel volume appaiono anche una serie di documenti per lo più inediti, come note, disegni, manoscritti e story-board, provenienti dall’archivio personale di Scorsese.
Le sale cinematografiche del Pompidou passeranno poi in rassegna, fino a marzo 2006, l’opera omnia del regista: oltre a tutti i film e all’anteprima di No Direction Home, il documentario dedicato a Bob Dylan, verranno proiettati cortometraggi, film musicali, pubblicità, video... in pratica ogni fotogramma prodotto dal genio creativo di Little Italy.
Non meno succulenta la selezione di film, scelti da Scorsese stesso, che costituirà la seconda parte della manifestazione. Pellicole che hanno rappresentato tasselli importanti nella sua formazione, a volte veri e propri oggetti di culto, a cui il “Goya della 10ma Strada”, come è stato soprannominato proprio da uno dei suoi idoli, Michael Powell, ha dedicato ben tre documentari: due di essi, appassionanti, sul cinema italiano e statunitense li abbiamo potuti già ammirare, mentre quello sul cinema inglese è in corso di realizzazione.
Per la rassegna al Pompidou, Scorsese è stato tuttavia ‘obbligato’ a ridurre le sue preferenze a un solo film per regista, per scendere così dal centinaio di film che aveva inizialmente selezionato ai 40 titoli, tra pellicole italiane, inglesi e statunitensi, dell’attuale programmazione.
Scopriamo dunque alcuni di questi titoli - perle della storia del cinema, qualcuna nota, altre più rare, che hanno influenzato il cinema di Scorsese. L’inglese Michael Powell regna su tutti: dieci addirittura erano, inizialmente, i titoli scelti, ridotti poi a The Edge of the World (1937). Anche Pasolini ha la sua importanza: Scorsese racconta infatti che solo dopo aver visto Accattone (1961) si è messo in testa una volta per tutte di realizzare film. Di The Magic Box dell’inglese John Boulting (1951) parla invece come di un film sul cinema stesso e che “visto quand’ero bambino, mi ha insegnato la magia del cinema”. Barry Lindon di Kubrick (1975), è uno dei “più emozionanti”. Scopriamo poi come le immagini di Duel in The Sun di King Vidor (1947), visto a quattro anni con la madre, continuino ad esercitare un “potere allucinatorio” sul regista. Del western Scorsese sembra in effetti amare il lato oscuro: sono quelli che egli chiama western “noir”, come Canion Passage di Jacques Tourneur (1946) o come The Searchers (1956) di John Ford, dove “la figura mitologica di John Wayne è divenuta ombrosa e ossessionale. La morte fisica dell’indiano non lo soddisfa più. Ethan vuole ugualmente assicurarsi della sua morte spirituale...”
In questa cineteca personale, che possiamo immaginare proiettata nella sala privata di Scorsese, dove tutti sanno che non bisogna mai disturbarlo, non potevano in effetti mancare i noir veri e propri: “gioielli” come Ride the Pink Horse di Robert Montgomery (1947), Odd Man Out dell’inglese Carol Reed (1947), o Murder by Contract di Irving Lerner (1958), “il film che più mi ha influenzato... in Taxi Driver ho cercato di ritrovarne lo spirito.”
Tornando agli italiani, Luchino Visconti e Francesco Rosi sono celebrati rispettivamente con Senso (1954), e Salvatore Giuliano (1961). Di Rossellini Scorsese ha invece scelto Francesco giullare di Dio (1950) perché “nessun film ha mostrato con tale forza la realtà della compassione e quello che essa può avere di terrificante”. Mentre I vitelloni di Fellini (1953), “è stata una della ispirazioni maggiori per Mean Streets...” Nei suoi personaggi, nel fatto di essere così sognatori, Scorsese si rivede, adolescente, a New York: “dovevo essere uno di loro...”.
Uno che poi però sognatore è rimasto. Di professione.
Per il programma completo della manifestazione:
http://www.centrepompidou.fr/Pompidou/Manifs.nsf/0/250737EB3F541E06C125708100375DD5?OpenDocument&sessionM=2.4.2&L=1
Per la lista dei film del ciclo Carte blanche à Martin Scorsese:
http://www.seances.org/fr/cycle.asp?id=358&template=1
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Daniele Balit: curatore e critico indipendente vive tra Roma e Parigi, dove ha lavorato come assistente di Marie-Laure Bernadac alla mostra Contrepoint – Artisti contemporanei al Museo del Louvre, e dove sta portando avanti una ricerca sui temi espositivi legati al suono all’Università La Sorbonne. Si interessa di arte sonora e nuovi media e sta curando una mostra di artisti invitati ad esporre su alcuni siti Internet intitolata Neterotopia. Ha partecipato all’ultima edizione del Festival Visura Aperta di Momiano in Croazia con un progetto, in collaborazione con Maria Chiara Calvani ed Emilio Fantin. Parallelamente porta avanti una ricerca artistica tra musica sperimentale ed arte sonora ed un suo lavoro fa parte dell’archivio del Sound Art Museum di Roma.
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