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Il nuovo film di Nichetti è stato costruito, in post-produzione, completamente in digitale. Una prova ben riuscita, peccato per i contenuti
HONOLULU BABY
"Honolulu Baby"
23/03/2001 -
Valentina Bisti
Vent’anni dopo “Ratataplan” torna sugli schermi l’ingegner Colombo di Maurizio Nichetti. Un uomo buffo, in realtà il Nichetti funanbolo di sempre, con le sue scorribande e l’aria da finto tonto. Questa volta è alle prese con l’incomprensibile lingua inglese che non riesce a parlare e con un universo femminile molto variegato. Le gag divertono, le 340 donne del cast, tutte bellissime, sicuramente appassioneranno il pubblico maschile ma dopo un pò risultano ripetitive e noiose. Il racconto, soprattutto nella parte centrale del film, procede senza slanci e novità di rilievo. Il regista-attore riesce comunque a mantenere l’attenzione grazie a tutte quelle sequenze evidentemente costruite in digitale. Infatti la vera novità di questo film sta nella tecnica con la quale è stato realizzato. Dalle truke tradizionali Nichetti è passato ai veri effetti speciali, quelli digitali che i fratelli Coen hanno utilizzato nel loro ultimo film “Fratello dove sei?”. Un’innovazione importante nel cinema italiano. Chissà, forse un giorno questa innovazione sarà accompagnata da un buon soggetto e allora l’esperimento sarà completo.