Dopo sette anni di silenzio, torna sugli schermi uno dei registi più acclamati nel panorama cinematografico internazionale. Lui, Milos Forman, si presenta a questo appuntamento con un film voluto e sognato da circa 50 anni, da quando cioè, ancora studente, si trovò tra le mani un libro sull’Inquisizione spagnola che raccontava di una persona accusata ingiustamente di un reato. “Ho pensato subito che poteva diventare il fulcro di una grande storia perché c’erano tanti parallelismi tra la società comunista nella quale vivevo all’epoca e l’Inquisizione Spagnola” – ha dichiarato recentemente Forman.
Un film storico,
“L’ultimo inquisitore”, ma allo stesso tempo qualcosa di più di un semplice
affresco degli ultimi anni dell’Inquisizione in Spagna, dell’invasione del
paese da parte di Napoleone, della successiva sconfitta dei francesi e della
restaurazione della monarchia spagnola. Già, perché a ben vedere Forman
affronta il tema della libertà, degli ideali e dei suoi grandi paradossi,
attraverso il destino personale di un uomo (Fratello Lorenzo / Javier Bardem), un religioso, che
affronta tutti gli stadi di questa ricerca della ragione spingendo la furia
cieca dell’aderenza ai propri principi fino alle sue estreme conseguenze. A
fare da cornice a tutto questo, lo sguardo del pittore Francisco Goya, “primo
autentico pittore moderno” – come precisa il regista – che con i suoi
dipinti degli umili, degli oppressi e della ferocia della guerra si rivela come
un acuto testimone degli eventi, quasi una sorta di “giornalista di oggi”. “
L’ultimo
inquisitore”, dunque, nonostante il battage mediatico che ne ha
accompagnato la realizzazione, non è un film su Francisco Goya. La pellicola si
concentra piuttosto su quell’ultimo inquisitore, personaggio che Javier Bardem
interpreta con grande maestria. Carnefice e vittima egli stesso delle proprie
convinzioni, Fratello Lorenzo trascinerà nel vortice degli eventi storici e personali
anche la giovane musa del pittore, Ines, accusata di eresia, torturata, resa
pazza e infine liberata.
Un film intenso – malgrado qualche incertezza dovuta forse all’abbondanza degli avvenimenti storici che gli fanno da sfondo – che regala sequenze di grande pregio (una su tutte, quella della cena-processo organizzata dal padre di Ines per convincere Fratello Lorenzo a liberare la figlia) e che si avvale di un cast di ottima qualità. A partire dal protagonista Javier Bardem, che si conferma come uno degli attori più ispirati del cinema mondiale, e dal Goya/ Stellan Skarsgard (attore svedese molto apprezzato da Lars Von Trier).
Bravissima - e c’era da aspettarselo - anche Natalie Portman padrona di una fisicità in grado di descrivere in modo davvero convincente ogni sussulto di pensiero dei suoi personaggi. Una nota di merito, infine, va anche all’ottima interpretazione di Jose Luis Gomez (nei panni del padre di Ines) e di Blanca Portillo nel ruolo della regina di Spagna (la ricordiamo, tra l’altro nel “Volver” di Pedro Almodovar).



