A vederla dal vivo, lontana dai riflettori, sembra un passerotto, piccolo e indifeso. Ma quando si accendono i riflettori e parte il “ciak”, si trasforma completamente e muta la sua pelle divenendo altro.
Bella lo è davvero, sembra, infatti, una di quelle madonne del 500, con le linee del volto perfette, le labbra piccole e serrate e gli occhi vibranti. Signori e signore questa è Giovanna Mezzogiorno.
Se la si vede a distanza ravvicinata, non si può non notare come scruti tutto quello che le passa intorno, sempre attenta e curiosa, quasi tutto capitasse per caso. Poi sa farsi valere e affilae le unghie che solo una prima donna e vera professionista ha.
È inutile, quando la si osserva, mentre beve un caffè o fuma una sigaretta, il pensiero corre verso suo padre, il grande Vittorio Mezzogiorno, pupillo di Peter Brook, scomparso troppo presto. Se qualcuno, durante le interviste, le chiede di suo padre, Giovanna fa un sospiro e i suoi occhi si inumidiscono, segno che questa perdita l’ha segnata nel profondo, sia nella vita comune che in quella artistica.
La Mezzogiorno ha iniziato a muovere i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo proprio alla corte di Peter Brook che, meno che ventenne, a vuole e la dirige in una edizione sperimentale dell’Amleto, regalandole il ruolo di Ofelia. Giovanna passa buona parte della sua adolescenza a Parigi, dove studia e entra in contatto con una nuova realtà culturale, in pieno fermento. L’italia si accorge di lei e si rende conto che non può farsela scappare. Ci pensa Sergio Rubini, primo regista che ne intuisce le capacità, e la dirige nel suo "Il viaggio della Sposa". Lì, con abiti del 500, Giovanna Mezzogiorno pare uscita da un quadro di Caravaggio, tenendo bene il testa a testa recitativo con l’istrionico Rubini.Un altro pugliese la vuole e le regala ancora un ruolo da sogno: è Michele Placido e il film è il dimenticato "Del Perduto Amore". Nei panni di una maestra comunista, durante gli anni cinquanta, la Mezzogiorno buca letteralmente lo schermo con una recitazione misurata ed interiorizzata.
Il film viene amato dalla critica ma ignorato dal pubblico. Ma la Mezzogiorno continua il suo percorso, alternando film tv e opere cinematografiche dimenticabili, come "Tutta la Conoscenza del Mondo" e "Asini". Ma le si perdonano queste scelte avventate, perché lei, da sola, sa reggere meravigliosamente la scena.
Galeotto fu il set di "Un uomo perbene", perché lì sboccia l’amore da rotocalco tra lei e Stefano Accorsi. Il film non ha grandi consensi, ma prepara entrambi al successo che li attenderà a breve con "L’ultimo Bacio". Nelle giravolte dei trentenni, con le urla e le angosce di chi non sa cosa riserva il futuro, Giovanna Mezzogiorno fa il grande salto di qualità e di conoscenza verso il grande pubblico, creando un aurea un po mistica tra il suo personaggio e la sua persona. Nella pellicola come nella vita, lei è legata al giovane Accorsi, ma dura poco e si lasceranno.
Nel 2003 arriva la consacrazione definitiva e a regalargliela è Ferzan Ozpetek, con il suo film migliore: “La finestra di Fronte”.
Nel ruolo di una donna che sogna di fare la pasticcera e che si innamora del bel dirimpettaio, Giovanna Mezzogiorno dà al cinema Italiano una prova maiuscola, tutta sottratta e vibrante. Dopo di lei, molte cose sono cambiate, anche i paragoni con le altre attrici, e lei stessa ne è divenuta metro di paragone difficilmente raggiungibile. Con La finestra di fronte vince molti premi e incontra un nuovo amore, il più giovane di lei Daniele. Stavolta niente stampa, niente clamori mediatici. Non più Accorsi numero 2. Vive e difende la sua storia come una vera tigre.
Qualche altro film non memorabile, qualche fiction di manzoniana memoria ( Virginia) e, finalmente, un ‘altra prova: "La Bestia nel Cuore". Nel difficile ruolo di una donna con traumi sesuali durante l’infanzia, l’attrice fa centro di nuovo e guadagna, sebbene con molte polemiche, una Coppa Volpi a Venezia. Il film viene candidato agli Oscar, ma nulla di che.
Ora è di nuovo al cinema con ben due film: "Lezioni di Volo" e "Notturno bus".
Nel primo è una neo hippy che vive in India e che ha un affair con un ragazzo più giovane, nel secondo una giovane ladruncola, meravigliosamente vestita, come un icona trash dei mitici anni sessanta.
Il futuro dovrebbe essere radioso visto che è la protagonista de “L’amore ai tempi del colera” , tratto da Marchez e diretto da
Mike Newell.


Giovanna Mezzogiorno





martedì 15 maggio 2007
ore 13:41