Le strade di quei tre bambini si sono da tempo separate, ma quando Fabio muore si ricongiungono. Ignazio è ormai un sostituto procuratore appena tornato dopo cinque anni passati a Milano e, durante la sua assenza, Lucia ha avuto un figlio da un tipaccio (Beppe Fiorello) del posto ed è diventata il braccio destro di un boss (Giorgio Colangeli) che fa base in Montenegro. E' lei a gestire i traffici di armi e droga, è lei che esercita l'autorità sul territorio al di qua del mare. Fabio ha perso la vita per una partita tagliata male e questo scatena una guerra senza quartiere con la cosca rivale per il controllo del territorio. Le indagini vengono affidate a Ignazio e alla sua collega Laura (Gioia Spaziani). E quest'ultima sarà testimone del cambiamento che investe Ignazio, troppo coinvolto per mantenere la giusta distanza.
La vera anima di “Galantuomini” non è infatti la mafia bensì l'amore disperato e folle che lega Lucia e Ignazio in un melodramma noir sull'eterno conflitto tra ragione e sentimento e sulla perdita irrimediabile dell'innocenza non solo dei protagonisti, ma anche di una terra paradisiaca retrocessa a far-west.
Al livello visivo c'è qualcosa di abusato nell'idillica rappresentazione della Puglia del passato, ma questo è forse l'unico difetto del film e si limita a tre scene. Il resto è una prova di grandissimo carattere. Il carattere di un personaggio femminile capace di alternare fierezza, violenza, istinto materno e femminilità. Il carattere (maiuscolo) di un'interprete, Donatella Finocchiaro, che cattura la macchina da presa con la sua bellezza arcaica e si candida di diritto al premio per la migliore attrice. Il carattere di una scrittura che mescola diversi generi con equilibrio e che si esprime attraverso il ritmo dolente e musicale del dialetto. Il carattere di un finale aperto decisamente indovinato. Il carattere di un regista giovane e pieno di talento che partendo da una latitudine precisa si estende all'universale con un controllo maturo ed elaborato del mezzo cinematografico e una grande capacità di dirigere gli attori.
“Galantuomini” è il quinto film italiano in concorso in questa edizione. Ma è il primo salutato da un applauso meritato.



