Ken Loach torna a descrivere la realta che meglio conosce e che piu ama denunciare: le condizioni dei lavoratori inglesi.

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Ken Loach torna a descrivere la realtà che meglio conosce e che più ama denunciare: le condizioni dei lavoratori inglesi.

Il ritorno di Ken il rosso

Ken Loach torna a descrivere la realtà che meglio conosce e che più ama denunciare: le condizioni dei lavoratori inglesi.

Dopo la parentesi americana di Bread and Roses, Ken Loach torna a descrivere la realtà che meglio conosce e che più ama denunciare: le condizioni dei lavoratori inglesi.
Yorkshire, 1995. Paul, Mick e gli altri (questo sarà l’infelice titolo italiano di “The Navigators”) sono operai delle ferrovie britanniche nel periodo delle privatizzazioni. Anni di lotte sindacali stanno per essere archiviati in nome del progresso e della modernità. Lavoro interinale, flessibilità, piani di produzione e amministratori delegati sono le nuove parole che i vecchi operai faticano a comprendere. E se tutto all’inizio sembra un brutto scherzo su cui ridere sopra, la prospettiva di perdere le ferie retribuite, le indennità, i contributi, si concretizza davanti ai loro occhi senza lasciare più scelta.
Durante una scena del film un uomo gioca a scacchi contro se stesso: “Scacco Matto, quando qualsiasi mossa fai, hai perso.”
E’ questa la situazione dei navigatori di Ken Loach, messi sotto scacco dalle nuove politiche sociali che hanno tolto loro qualsiasi possibilità di scelta: perché scegliere tra la cassa integrazione o l’accettazione delle nuove regole rappresenta comunque un’ insanabile sconfitta.

Il film di Loach è come uno se lo aspetta. Duro, spiazzante, ti entra dentro come la gelida pioggerellina inglese che bagna le scene di tutto il film. E’ l’amara constatazione di uno scacco, la caduta delle lotte e degli ideali in cui non c’è nessuna speranza alla speranza. Loach prende atto della sconfitta delle politiche sociali, del tramonto di un progetto socialdemocratico a vantaggio delle grandi corporations. Un problema che non riguarda solo i ferrovieri inglesi, come tiene a precisare il regista.

L’unica via d’uscita indicata da Loach è nella solidarietà, nel senso di gruppo, nell’appoggiarsi l’un l’altro. Per armonizzare il cast, formato da attori professionisti e da altri presi per la strada, Loach ha fatto seguire un corso di manutenzione ferroviaria. Al termine, gli attori avevano sviluppato un senso di appartenenza e di cameratismo che è stato fondamentale per la riuscita del film. “Perché –come spiega Ken Loach- quando si perde l’humour e la vitalità che viene dal lavoro di gruppo si perde molto di più dello stipendio”.

La cosa più toccante del film non si vede e riguarda la sceneggiatura, ed è una storia che di per sé potrebbe essere un film di Ken Loach.
La sceneggiatura di The Navigators è stata scritta da Rob Dawber, ferroviere. Dawber ha presentato il soggetto di questo film a Ken Loach, che ha amato la storia e gli ha commissionato la sceneggiatura. Terminata l’ultima stesura, a Dowber è stato diagnosticato un cancro dovuto all’esalazione di amianto sul posto di lavoro: i suoi datori conoscevano il pericolo e sapevano di infrangere una legge facendo lavorare il personale in quelle condizioni. Dowber è morto a quarantaquattro anni, dopo aver assistito all’ultima fase di montaggio del film.
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COMMENTI:
  • Elena
    lunedì 17 settembre 2001
    ore 0:00
    Ieri ho visto questo film bello e amaro di Loach, e mi sentirei di consigliarlo davvero a tutti, in particolare a chi crede che la "liberalizzazione" del mercato del lavoro, la cosiddetta flessibilità, sia la panacea per risolvere tutti i mali. E' un film importante anche perché ci ricorda che il lavoro non è indispensabile soltanto per il sostentamento economico che procura, ma forse ancor più per la trama dei rapporti umani che grazie ad esso si sviluppano, e che contribuiscono a definire il ruolo dell'uomo nella società. Elena '66
  • Elena
    lunedì 17 settembre 2001
    ore 0:00
    Ieri ho visto questo film bello e amaro di Loach, e mi sentirei di consigliarlo davvero a tutti, in particolare a chi crede che la \"liberalizzazione\" del mercato del lavoro, la cosiddetta flessibilità, sia la panacea per risolvere tutti i mali. E\' un film importante anche perché ci ricorda che il lavoro non è indispensabile soltanto per il sostentamento economico che procura, ma forse ancor più per la trama dei rapporti umani che grazie ad esso si sviluppano, e che contribuiscono a definire il ruolo dell\'uomo nella società. Elena \'66
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