Un film che parla delle macchine, di un futuro dove la linea che separa gli esseri umani e le#8217;intelligenza artificiale diventa sottilissima.

festival © - Warner Bros. - Dreamworks Pictures
Film

Un film che parla delle macchine, di un futuro dove la linea che separa gli esseri umani e l’intelligenza artificiale diventa sottilissima.

A.I. – INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Un film che parla delle macchine, di un futuro dove la linea che separa gli esseri umani e l’intelligenza artificiale diventa sottilissima.

A.I. è un film nato vent’anni fa dalla mente di Stanley Kubrick. “All’inizio degli anni ottanta Stanley mi fece dono della sua fiducia e mi raccontò una storia bellissima, che da quel momento mi fu impossibile dimenticare” racconta Spielberg, “poi un bel giorno mi disse ‘potresti essere tu il regista di A.I., sai mi sembra più vicino alla tua sensibilità che alla mia’”. Il progetto, portato avanti per molti anni da una fitta corrispondenza segreta via fax, venne rimandato. A riportarlo alla luce è stata la scomparsa di Kubrick e la forza di volontà di Spielberg di chiudersi nella sua casa, bloccare tutti i suoi progetti e dare vita ad una delle opere più complesse e attese della storia del cinema: Artificial Intelligence.
Il film è perfetto nel suo stile. Freddo e pacato nella prima parte, si arricchisce di colore e calore nel viaggio dei due “mecha” nel cuore del mondo, della vita, della civiltà; il finale, al limite fra sogno e realtà, si carica di una forza emotiva coinvolgente e drammatica al punto da distaccare lo spettatore, incredulo di fronte alle immagini che scorrono sullo schermo.
Ogni immagine è un quadro. Un quadro di un pittore influenzato da una corrente perfezionistica nata all’inizio degli anni cinquanta. Il protagonista di ogni quadro è un bambino che avevamo amato alla follia pochi anni fa, in una pellicola molto particolare di un esordiente regista indiano, e che amiamo alla follia in questo film, a differenza degli altri esseri umani che non riescono ad amarlo.
E poi c’è il senso del film. Un film che parla delle macchine, di un futuro dove la linea che separa gli esseri umani e l’intelligenza artificiale diventa sottilissima, tanto da non capire se il piccolo “mecha” sia un bambino o un robot. E dell’amore che nutre questa macchina che soffre, piange, ci fa soffrire e ci fa piangere. Noi prendiamo le sue parti, lo accompagniamo, finchè ci riusciamo, nel suo viaggio…. Ci innamoriamo di una macchina immaginaria, anche se neanche questo ci piace. Ma forse è questo l’obbiettivo del film, e nel nostro piccolo ne possiamo essere fieri. Come siamo fieri del fatto che il film racconta un mito, riprende una favola che ha segnato la vita di tutti noi: Pinocchio, il burrattino di Collodì, che però ha perso quello che forse è il suo fascino maggiore, l'essere di legno. Ma i tempi cambiano, le macchine hanno il sopravvento e nasce un nuovo pinocchio, fatto di cavi, memoria e microcip, ma anche questo desideroso di essere come gli altri uomini, di incontrare la "Fata Turchina", insomma di vivere e amare.

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COMMENTI:
  • giulio
    sabato 10 novembre 2001
    ore 0:00
    Noi diciamo che lo abbiamo atteso, che la nostra immaginazione lo ha amato prima di vederlo, che “2001”, Incontri ravvicinati” e tutti gli altri sono alla base della nostra “passione” cinematografica, e che siamo usciti dalla sala tristi, come il piccolo David quando viene abbandonato dalla mamma, non perché ci siamo sentiti abbandonati in un bosco, ma perché ci siamo sentiti esclusi dal viaggio del bambino artificiale, di Spielberg e di Kubrick. Il viaggio di David mi ha letteralmente rapito....come pochi film avevano fatto in questi miei 32 anni di vita .Il rimpianto piu' grosso ...non aver pianto per le emozioni per colpa dei miei pudori. Rapito lo sono ancora adesso...da tutti i pensieri che questo A .I. mi ha donato. Grazie Spilberg
  • giulio
    sabato 10 novembre 2001
    ore 0:00
    Noi diciamo che lo abbiamo atteso, che la nostra immaginazione lo ha amato prima di vederlo, che “2001”, Incontri ravvicinati” e tutti gli altri sono alla base della nostra “passione” cinematografica, e che siamo usciti dalla sala tristi, come il piccolo David quando viene abbandonato dalla mamma, non perché ci siamo sentiti abbandonati in un bosco, ma perché ci siamo sentiti esclusi dal viaggio del bambino artificiale, di Spielberg e di Kubrick. Il viaggio di David mi ha letteralmente rapito....come pochi film avevano fatto in questi miei 32 anni di vita .Il rimpianto piu\' grosso ...non aver pianto per le emozioni per colpa dei miei pudori. Rapito lo sono ancora adesso...da tutti i pensieri che questo A .I. mi ha donato. Grazie Spilberg
  • Guglielmo
    lunedì 11 giugno 2001
    ore 0:00
    Commento articolo: Festival Venezia, A.I. : Ritengo il commento molto superficiale e mediocre. Modestamente penso che A.I. sia in assoluto il film più bello e complesso di Spielberg. O dovrei dire Kubrick? In ogni caso quando nessuno si ricorderà chi fosse Simone Godano ci sarà qualcuno (spero sia un androide) che continuerà a piangere per un bambino che diventò più umano degli umani.
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