La reazione al tempo che passa da parte di un drappello di individui che si affanna per sconfiggere lo squilibrio che li fa vacillare.
FAST FOOD FAST WOMEN
“Fast Food Fast Women”
Dunque il tempo e lo spazio. Il primo è una specie di demone invisibile che immalinconisce ma che, contemporaneamente, somministra ai personaggi la giusta dose di determinazione per cercare di effettuare una sterzata prima che sia troppo tardi.
La spada di Damocle del tempo si combina con la ricerca di uno spazio vitale in cui respirare, accucciarsi per esistere serenamente, accontentandosi cioè di un normale interstizio in cui essere se stessi.
Ma i corpi dei personaggi, così come la loro età, sembrano ostacolare questo candido obiettivo. Essi deambulano goffamente, incapaci di controllarsi e impauriti dall’eventualità di non piacere. La prostituta che balbetta tanto da non riuscire ad agganciare i clienti, sintetizza le disarmonie di tutti gli altri. La consapevolezza della vedova Emily di possedere ormai un corpo in scadenza è una scarica di umorismo che trascina lei e gli altri nella consapevolezza del presente fugace vissuto in un universo terreno, in cui la vecchiaia è tangibile e crudele.
Per rinsaldare questa coscienza di mortalità e corporeità inadeguata, il regista Amos Kollek non lesina nell’introdurre pennellate boccaccesche e un costante richiamo al sesso espletato da coppie bizzarramente amalgamate.
- FAST FOOD FAST WOMEN RECENSIONE |
- FAST FOOD FAST WOMEN |
- JAMIE HARRIS |
- AMOS KOLLEK |
- ANNA THOMSON
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HIGHLIGHTS
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Amos Kollek

