A tre anni da Kill Bill, Quentin Tarantino ci regala un nuovo memorabile personaggio, protagonista di una pellicola che, come tutte le altre del regista, è un’esperienza cinematografica.
Allacciate le cinture per Grindhouse: Death Proof.
In Death Proof, Stuntman Mike ha il volto di Kurt Russell, che ha soffiato il ruolo a Mickey Rourke e che con questa performance aggiunge una nuova icona ai personaggi interpretati nel corso della sua lunga carriera.
Va anche detto che il personaggio è una parodia dei ruoli che hanno fatto la fortuna di Russell,
a cominciare dalla cicatrice nell’occhio sinistro che ricorda il caro Iena Plissken.
Tarantino ha dichiarato che il suo è uno slasher movie, ovvero una storia in cui delle persone vengono perseguitate da un maniaco che vuole ucciderle (pensate ad Halloween o alla serie Nightmare).
Ed effettivamente non possiamo fare a meno di ricordarci di Freddy Krueger, quando vediamo Kurt Russell sbucare improvvisamente in sella alla sua macchina omicida: una Dodge Charger del ’69, con cui il personaggio si diverte a tormentare e uccidere le donne verso cui è sessualmente attratto.
L’auto è a prova di morte (da qui il titolo): per uscire
illesi da uno scontro frontale ad alta velocità, bisogna però assicurarsi di
essere nel lato guida!
Death Proof non è solo slasher, si tratta, infatti, di una specie di compendio cinematografico tarantiniano: dall’ossessione per i piedi nudi (che nel film vengono inquadrati ripetutamente), al linguaggio ormai tipico dei suoi personaggi, fino alle sequenze ripetute più volte, secondo il punto di vista di ciascun personaggio.
Proprio come Jackie Brown o Kill Bill, anche Death Proof è un film “girl power”. Le bellissime eroine messe in scena dal regista sono le più forti, capaci di fare qualunque cosa, e con dei lati comici: in una parola, indimenticabili.
Tra queste, ricordiamo Rosario Dawson, Vanessa Ferlito e Zoe Bell, ex stunt-woman di Uma Thurman in Kill Bill, che qui interpreta sé stessa.
Tanti sono i richiami ai film precedenti del regista: le donne conversano di cinema attorno ad un tavolo, proprio come il dialogo iniziale di Le Iene. Perfino due personaggi di Kill Bill tornano in dei camei: lo sceriffo Earl Mcgraw, che appare velocemente in tutti e due gli episodi di Grindhouse, e lo stupratore Jasper (morso a morte dalla Thurman in Volume 1).
Infine, un amore sconfinato per due classici del cinema americano, come Bullit (1968) e Punto Zero (Vanishing Point, 1971): quest’ultimo viene rievocato nel bellissimo duello finale in un inseguimento girato con la stessa automobile, una Dodge Challenger del 1970.
Accolto non troppo bene dalla critica USA e non amato dal pubblico americano, che ha disertato le sale, Grindhouse è stato massacrato dalla distribuzione.
Il produttore Harvey Weinstein, ha deciso di dividere la pellicola in due per la versione europea e, dopo il fiasco al box office di casa, il film è stato diviso anche in molte sale americane.
In realtà, Grindhouse ha davvero mantenuto le promesse: la pellicola è infatti un omaggio a quei “filmacci” di Serie Z, destinati a divenire dei cult e a resuscitare in home video.Per questo motivo crediamo che, nonostante il fallimento al botteghino di casa, i registi Quentin Tarantino e Robert Rodriguez se la ridano e brindino al successo, per aver compiuto la loro missione personale, mettendo in scena ciò che veramente amano.
Vi ricordiamo che Death Proof verrà proiettato in concorso al Festival di Cannes, e arriverà nelle nostre sale l’1 giugno. Vedremo, invece, in autunno Planet Terror, zombie movie di Rodriguez che rende omaggio ai maestri dell’horror, Fulci e Carpenter.






martedì 15 maggio 2007
ore 10:37