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Pochi motivi d'interesse nella proposta cinemusicale delle uscite festive. Mentre il meglio pare debba ancora arrivare.

Natale in tono minore

Pochi motivi d'interesse nella proposta cinemusicale delle uscite festive. Mentre il meglio pare debba ancora arrivare.

E’ stato l’atteso remake di Ultimatum alla terra a dare il La alla stagione natalizia dei grandi incassi. Una nota che si è però rivelata stonata in termini strettamente musicali. La colonna sonora del primo blockbuster delle feste aveva l’arduo compito di confrontarsi con un referente eccellente, la partitura composta per l’originale di Robert Wise da Bernard Herrmann nel 1951: un’opera capitale in ambito fantascientifico. Forse eccessivamente intimorito da tale responsabilità o semplicemente restio ad ulteriori pratiche di mimesi dopo l’incidente occorsogli a causa delle musiche per 300 (la produzione si scusò pubblicamente per il suo saccheggio al limite del plagio dallo score di Titus), il compositore in carica Tyler Bates ha optato stavolta per la massima discrezione e un tono sommesso. Passando però da un estremo all’altro e confezionando un commento limitato ai minimi professionali, anodino e con pochissime pretese di incentivazione spettacolare del già inerme e scontato lungometraggio offerto dall’altrove promettente Scott Derrickson (The Exorcism of Emily Rose). Ed evitando perlopiù qualsiasi riferimento alle musiche herrmanniane, a dispetto di voci che lo volevano intento ad un riadattamento aggiornato delle stesse. Sempre sotto il profilo fantastico, meglio è andata a EmberIl mistero della città di luce, l’abbacinante riduzione per grande schermo del romanzo di Jeanne Duprau prodotta da Tom Hanks. Pur senza entusiasmare particolarmente, l’emergente Andrew Lockington ha provveduto ad una musicazione dignitosamente avvertita delle esigenze stilistiche di genere, riproponendo una spiccata attenzione per gli archi già segnalata in Viaggio al centro della terra – 3D, il film con cui il compositore canadese ha iniziato a farsi notare a livello internazionale. Come per Ember – e forse con qualche qualità in più nel risultato finale – Lockington si è avvalso, per l’ennesima riduzione da Verne, della preziosa collaborazione dell’orchestratore Nicholas Dodd, eccellente professionista del sinfonismo su larga scala, scelta orami preferenziale per le nuove leve della Hollywood ad alto impatto.

Uscendo dal seminato immaginifico, il titolo maggiormente rappresentativo nel frangente drammatico dell’offerta natalizia 2008 è senz’altro Il bambino con il pigiama a righe, racconto commovente sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale che pare aver toccato le corde più intimiste di James Horner. Il compositore si è concesso una pausa dalla preparazione dell’attesissimo Avatar di James Cameron per stendere uno score in odore di nomination all’Oscar. Stando agli attuali gusti dell’Academy, un’altra candidatura nella rosa cinemusicale potrebbe arrivare da La duchessa, ritratto delle settecentesca Georgiana Spencer affidato alle fattezze di Keira Knightley: Rachel Portman – la signora della musica da film – si è cimentata nello scoring di questo biopic in costume condensando in uno spartito guidato da un passionale motivo portante tutti gli stilemi della musica in costume con l’aggiunta di un temperamento minimalista. Integrano, come di rigore, estratti dal repertori classico, su cui spicca il terzo Adagio in Re minore per quartetto d’archi di Haydn. E se il cartoon conferma al timone sonoro i due nomi che hanno già dominato l’annata, Hans Zimmer e John Powell, impegnati ripetitivamente in Madagascar 2 e Bolt, i tumulti del romanticismo patinato hanno trovato debita traduzione nella prova di mestiere dell’esordiente Jeanine Tesori per il nuovo incontro di Richard Gere e Diane Lane in Come un uragano. Spetta invece a Marc Streitenfeld commentare l’unico titolo di richiamo del filone thrilling, Nessuna verità di Ridley Scott. Alla sua terza collaborazione con il cineasta inglese, Streitenfeld ha intarsiato di strumentazioni esotiche un impalcatura tipicamente action non digiuna di momenti interessanti. Sembra però che i titoli maggiormente promettenti anche sotto il profilo musicale debbano ancora arrivare, a giudicare dalle aspettative e dai primi riscontri d’oltreoceano: Revolutionary Road, la reunion di Leonardo DiCapiro e Kate Winslet dopo Titanic, e Doubt, con Philip Seymour Hoffman e Meryl Streep, rispettivamente musicati da Thomas Newman e Howard Shore, sono in cima alla lista. Si attende poi con curiosità la prova del sottovalutato David Newman per The Spirit di Frank Miller, mentre l’estro del francese Alexandre Desplat pare abbia partorito per Il curioso caso di Benjamin Button quello che in molti già segnalano come il miglior esito cinemusicale dell’anno. Sperando che il “tono minore” di questo avvio di festività moduli verso risultati dall’importanza decisamente maggiore.


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