Generazioni di musicisti per lo schermo a confronto in questa ultima stagione cinematografica italiana. Tre dei film maggiormente apprezzati da pubblico e critica, La ragazza del lago, Caos Calmo e Tutta la vita davanti, hanno visto all’opera esponenti tra i più rappresentativi della vecchia scuola, della formazione moderna e della contemporanea new wave nazionale.
Teho Teardo, rappresentante di quest’ultima tranche del panorama nostrano, è professionalmente il più giovane del terzetto, già identificabile grazie ad uno stile che fa degli estremismi elettronici contemporanei una cifra fondante del suo discorso musicale. Il premiatissimo “La ragazza del lago” di Andrea Molaioli rappresenta infatti la sua prova più importante nell’ambito della colonna sonora dopo il coinvolgimento in L’amico di famiglia di Paolo Sorrentino. Attraverso manipolazioni acustiche che impegnano in prima istanza l’elaborazione del suono sintetizzato, Teardo ha creato scenari ermetici e suggestivi, dove la distanza spesso marcata delle sonorità rispetto alle immagini attiva percorsi fruitivi non sempre facili, alcune volte stranianti e sovente definenti un commento (pubblicato da Gdm) virato al sound design piuttosto che all’aderenza stretta con il flusso narrativo.
Tutt’altro che orientato verso percorsi di sperimentalismo invece lo score dell’ineccepibile Paolo Buonvino per il non meno acclamato Caos Calmo. Con la sua partitura (Radiofandango) dall’impostazione sensibilmente minimalistica, il compositore siciliano si è guadagnato l’unico premio importante dei David di Donatello scampato al pigliatutto di Molaioli. All’indomani dell’esemplare musicazione de I Vicerè, Buonvino ripropone tutta l’efficacia della sua scrittura apprezzabilmente equilibrata tra le sensibilità moderne e la tradizione drammaturgica fondante il mestiere di musicista per le immagini - che deve aver convinto il regista Antonello Grimaldi ad affidarsi ad un professionista della partitura filmica nonostante la dichiarata ritrosia per la musica originale. Il suo contributo, che si muove tra un repertorio d’eccezione come quello dei Radiohead, di Rufus Wainwright e degli Stars, rispetta la delicata svolta psicologica del protagonista prendendo le mosse da essenziali e rarefatte pennellate e culminando nella conclusiva apertura strumentale dall’ampia tela melodica.
Il più navigato della terna, Franco Piersanti, è scaltramente proteso verso la raffinata strutturazione di uno score tradizionalmente orchestrale. E la virtù del suo cimento, ancora una volta, sta proprio nella capacità di delegare alla particolareggiata composizione anche gli oneri narrativi maggiormente impegnativi. La colonna musicale di Tutta la vita davanti, affidata al sapore dolceamaro di una melodia degna del miglior Nino Rota, non sottrae le parentesi più allucinatorie della pellicola di Virzì ad un dettaglio strumentale mirabile. Il cd (Gdm), che presenta anche il ruffiano inno del call-center Multiple (scritto da Paolo Virzì), merita tutti i plausi di un saggio di cesello orchestrale.


Massimo Ghini
Elio Germano
Sabrina Ferilli



