Grande concentrazione di soggetti ad alta tensione e velocità sul grande schermo, grande sfarzo action nei relativi soundtrack. The Bourne Ultimatum, Die Hard – Vivere o morire e l’imminente The Kingdom offrono tre diverse declinazioni del sound cinematografico più movimentato. E tre saggi di stile di altrettanti compositori ormai professionisti ineccepibili del genere. O almeno di due, data la grande sorpresa riservata dall’ultima colonna sonora della terna.
In testa si pone di diritto il sempre convincente John Powell, tornato con The Bourne Ultimatum alla saga che lo ha imposto tra i massimi esponenti della nuova generazione di musicisti specializzati. Il musicista, vero e proprio fautore della sonorità action più gettonata nell’ambito hollywoodiano contemporaneo, assesta un nuovo vincente colpo con il contributo alla terza avventura dello smemorato agente Jason Bourne. Nei ringraziamenti del cd cita l’interpretazione di Matt Damon come decisiva fonte d’ispirazione, ma non si può negare quanto il caratterizzante contributo musicale del compositore di The Italian Job e Paycheck abbia a sua volta improntato la trilogia ad un marchio estetico così cool e trascinante da assurgere a tutti gli effetti fra gli elementi scatenanti del grande successo di pubblico e critica. La formula resta invariata: elettrizzante commistione di elementi elettronici e scritture orchestrali, esclusivo tribalismo ritmico ed essenzialità melodica. Quest’ultima stavolta promossa ad una maggiore visibilità, data la significativa verniciatura drammatica cui Powell ha esposto la partitura. Anche Moby si conferma marchio di fabbrica del franchise: la sua “Extreme Ways” torna remixata a chiudere l’album.
Cambio di guardia per quanto riguarda invece gli oneri musicali nel ciclo mozzafiato del poliziotto John McClane. Die Hard, dopo un trittico autorevolmente commentato dalle perfette partiture del compianto Michael Kamen, si aggiudica per il quarto episodio Vivere o morire il sicuro mestiere di Marco Beltrami. Ad onor del vero molto più brillante altrove. Indubbiamente serrato ed adrenalinico, con passaggi che evidenziano l’ineccepibile competenza orchestrale dell’autore di Scream ed Hellboy, il soundtrack stenta a liberarsi dalla sterile costrizione del commento puramente tecnico. Una montagna russa di incalzanti ostinazioni che molto piaceranno agli irriducibili del genere e meno ai nostalgici del vecchia saga, che magari si aspettavano un ritorno ai temi kameniani (ridotti a pochi accenni nel lavoro di Beltrami) e soprattutto all’ormai acquisito Inno alla gioia di Beethoven.
Al contrario, lascerà a bocca aperta la colonna sonora di The Kingdom, al di là della sua efficienza e della sicura congenialità stilistica in relazione al film di Peter Berg interpretato da Jamie Foxx e Jennifer Garner. Dietro il tagliente score prettamente elettronico, plasmato sugli stilemi techno-rock imposti da un certo radicalismo hollywoodiano, c’è infatti il compositore di ruolo di Tim Burton, Danny Elfman. E dal musicista di Edward mani di forbice e La Fabbrica di cioccolato era davvero difficile aspettarsi una prova così lontana dai canoni di melodicità sinfonica che ne hanno fatto un imitatissimo esteta del barocchismo sognante.
Che sia il sintomo di una reazione liberatoria – ora che Burton farà a meno di lui nel prossimo Sweeney Todd – o una semplice necessità di rinnovo, il suo lavoro certo alimenta, insieme a quelli di Powell e Beltrami, una tripletta ad alto tasso testosteronico.
The Bourne Ultimatum – Decca Records 174 1038
Live Free And Die Hard– Varèse Sarabande/Audioglobe VSD 6824
The Kingdom - Varèse Sarabande/Audioglobe VSD 6842



