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Film

L'ultimo film di Bob Zemeckis colpisce per la forza delle immagini e per la bravura di Tom Hanks

"Cast Away"

"Cast Away"

Chuck Noland (Tom Hanks) è un impiegato supervisore alla Federal Express, ed è completamente dedito al suo lavoro: il controllo del tempo e l'organizzazione sono il principio fondante della sua esistenza. Nonostante il suo attaccamento alla professione, riesce a convivere serenamente con la sua fidanzata Kelly (Helen Hunt). La sera di Natale del 1995 però Chuck deve partire improvvisamente per un incarico, ed il suo aereo precipita nel mezzo del Pacifico; unico superstite al disastro, Chuck si ritrova naufrago su di un'isola deserta, dove sarà costretto a vivere solitario per più di quattro anni. In questo lungo periodo di tempo è costretto a sopravvivere soltanto grazie alla propria forza di volontà. Giunto poi allo stremo della resistenza fisica e morale, sceglie di abbandonare l'isola e di affrontare la deriva in mare e viene salvato quando ormai tutto sembrava perduto. Al suo ritorno a casa, trova Kelly sposata con un altro uomo e madre di una bambina. Adesso Chuck si trova spaesato e con una vita da ricostruire.

Il Commento
Tentare di esprimere un giudizio su “Cast Away” è una questione piuttosto complicata; ancora a distanza di ore è complesso precisione cosa abbiamo visto, e soprattutto quale reazione ha suscitato: una metà crede che il film sia riuscito male, sia senza anima e sembri più un documentario del National Geografic; l’altra metà grida al capolavoro, e vede in questa pellicola una miscela tra spettacolarità ed intimismo mai raggiunta in precedenza dal cinema americano. Ci conviene perciò partire da quello di cui siamo sicuri: senza dubbio “Cast Away” rappresenta un progetto di enorme portata ed impatto emotivo, sia per l’autore Zemeckis sia per il protagonista Hanks, e questo lo si capisce a prescindere dalla riuscita estetica del film. Visivamente le immagini sono straordinarie, soprattutto nella parte centrale (quella dell’isola); la regia valorizza al massimo il paesaggio e l’interpretazione di Hanks con scelte assai azzeccate, non solo nelle inquadrature: oltre ai mirabolanti dolly infatti colpisce la decisione di Zemeckis di rappresentare la vita solitaria di Noland attraverso un particolare realismo, che non rinuncia appunto alla spettacolarità, ma evita, ad esempio, la musica di accompagnamento, oppure la voce off a supporto del ritmo della storia. Nell’ora in cui Chuck rimane sull’isola sembrano esserci davvero soltanto lui, la natura e una specie di entità superiore che ci mostra la vicenda dalla migliore angolazione possibile. Da qui forse nascono i problemi nel giudicare questo film: nella parte sull’isola si tratta di cinema talmente bello da vedere e da gustare che quasi stordisce: sembra impossibile che tanta arte dell’immagine riesca a produrre un tale intimismo e una così bella caratterizzazione del personaggio. Se così fosse, lo ripetiamo, sarebbe forse un passo avanti per tutto il cinema americano (o meglio hollywoodiano) e non solo per Zemeckis, già ottimo nel coniugare questi due elementi in “Forrest Gump”. Ad alimentare i nostri dubbi sulla pellicola ci sono poi il prologo e l’epilogo girati “nella civiltà”, che sono decisamente inferiori sia per intensità emotiva sia per qualità visiva: la possibilità però è che l’autore abbia volutamente scelto un tono decisamente piatto e sciatto di ripresa per valorizzare ancor di più la parte sull’isola deserta. Rimaniamo nell’incertezza, aspettando che il tempo ed il sedimentarsi del film dentro di noi ci chiarisca le idee. Di una cosa comunque siamo più che certi: l’interpretazione di Tom Hanks è sublime; non tanto nelle scene in cui recita da solo, dove era ovvio che dimostrasse la sua bravura; è stato il quarto d’ora che segue il suo ritorno al mondo civile, quando si trova insicuro, perplesso e spaesato, a darci i brividi.

In sintesi
Talmente affascinante e bello da vedere che lascia dei dubbi. Basta comunque l'interpretazione di Tom Hanks a lasciare senza fiato.

Il giudizio
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