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I ragazzi di Marrakech Express sono diventati grandi, tutti tra i quaranta e i cinquanta. Ma non sono sembrano cambiati affatto.
Amnèsia
Amnèsia
Il nuovo film di Gabriele Salvatores, Amnèsia, è l’ultimo ritratto (o autoritratto?) di chi ha fatto ‘68 e ‘77 credendo di cambiare il mondo e si ritrova a Ibiza in una vacanza perenne e obbligata. Ibiza, isola del Mediterraneo, piccolo mondo moderno, market di ogni opportunità.
Come in un «Grande freddo», i protagonisti si incontrano al funerale di un vecchio hippy morto in moto: Diego Abatantuono (Sandro) e Sergio Rubini (Angelino), il primo regista di film porno, l’altro gestore di un chiringuito, un ristorantino sulla spiaggia. Entrambi afflitti da un robusto complesso di Peter Pan, devono affrontare uno l’arrivo della figlia adolescente di Sandro, Luce, che non sa che lavoro fa il padre, l’altro, il ritrovamento casuale di una valigetta di cocaina, un dono nefasto caduto dal cielo. In tre giorni si giocano i destini di uomini bambini, che davanti ai figli ventenni hanno paura, non sanno parlare, se non dopo aver fumato una canna insieme. Storie di bugie, o forse amnesie, di vite vissute a metà, fingendo di avere la “fabrichetta”, mentre invece si allestivano set porno, o di essere «scarface» mentre l’unica aspirazione è avere una casa più comoda e metter su famiglia. Abatantuono è bravo e vero nel ruolo di pornografo pentito ma non del tutto, di padre fallito al quale viene data una seconda possibilità: fare il padre del figlio di sua figlia (Martina Stella in versione bruna), non così innocente e perfettina come lui la immaginava. Rubini comprende a sue spese la differenza tra teoria e pratica, cercando di smerciare quei quattro chili di cocaina che l’amico Ernesto (Bebo Storti) cercherà di sottrargli in un crescendo di dilettantismo.
Cinquantenni e ventenni: questo è il rapporto che interessa di più Salvatores ed è magistralmente reso in una terza vicenda, quella tra Xavier, il capo della polizia dell’isola (interpretato da Juango Puigcorbè) e il figlio Jorge (Ruben Ochandiano) drogato, viziato e ribelle. Il rapporto tra i due, durissimo, è la parte migliore del film, perché rende questo scambio di ruoli tra genitori sempre più deboli e impauriti, terrorizzati di non dare abbastanza, e figli-padroni che, in mancanza di modelli, usano le debolezze paterne per avere soldi e benefit. Intorno ai protagonisti, due grandi comprimarie. Alessandra Martines, proprietaria di un ristorante alla moda, e Antonia San Juan (l’Agrado di Almodòvar), materna segretaria del pornografo.
La fine è degna del miglior Salvatores: tutto s’appiana quando vecchi e giovani rinunciano a distinguere i loro ruoli. Nessuno deve più mentire perché nessuno deve più giustificarsi. Il trucco per essere felici è facile: amnesia. Una ricetta che funziona bene, anche lontano da Ibiza.
- RECENSIONE AMNESIA |
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HIGHLIGHTS
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