Anche quest’anno la programmazione propone al pubblico e agli addetti ai lavori 200 produzioni selezionate tra 30 paesi. La sessione in competizione e quelle satelliti rappresentano tutte le sfacciettature del genere fantastico: La sessione ufficiale Fantastic Panorama (fuori concorso con un occhio particolare alle proposte inglesi), la sessione ufficiale Noves Visions (tutte le produzioni al limite del genere che riescono ad esplorare nuove tematiche), Orient Express-Casa Asia (i miglior film asiatici della stagione), Midnight Extreme (cinema gore, torture, macabro) e Anima’t (forse la sessione che ha reso tanto conosciuto il festival di Sitges), Sesion Especiales, Sitges Classic, Seven Chances e Brigadoon completano il quadro.
Un vero e proprio gioiello per appassionati, distributori alla ricerca di nuovi talenti e addetti ai lavori che si rincontrano in un clima rilassato ma non troppo. Sitges non disdegna film considerati di serie B. nemmeno quelli giapponesi girati con il telefonino. Un cinema delle idee, non solamente dei soldi. Ne sa qualcosa Quentin Tarantino (ospite fisso) che fruga in tutte le sessioni alla ricerca di nuovi o vecchi talenti con cui collaborare.
Sitges rappresenta il cinema invisibile, pericoloso, indigesto, sperimentale, si può uscire dal cinema dopo mezzo minuto o dopo una maratona durata tutta la notte.
Qui non è l’attore o la pubblicità a scegliere lo spettatore (almeno non solo), i film diventano interessanti a causa di un particolare, di un personaggio, un soggetto troppo strano per essere vero, appunto il cinema fantastico dicevamo.
Entrando, non si respira solamente l’atmosfera da Gala della sala Auditorio, o delle nuove sale cresciute con il festival, si respira un'altra cosa: è rimasto lo spirito delle due antiche sale (la prima, un ex teatro a 4 piani, con scale che scricchiolano, porte nascoste, divani).
Tra le file di sedie: odore di tabacco, aspettative, colpi di tosse, pensieri nell’aria, uno spettatore si pulisce gli occhiali, un altro tenta di infilare le gambe tra i sedili di fronte. E’ il cinema a respirare.
Un fascio di luce attraversa la sala, non si sentono più rumori, una luce riflessa scopre i tanti ritardatari che, fortunatamente, riescono sempre ad entrare.


Quentin Tarantino

