Lo ritroviamo così in carrozzella, affidato alle cure di Silvia, affascinante fisioterapista che deve accompagnarlo a Parigi per affrontare la causa contro lo sciagurato chirurgo. Fanno parte della trasferta anche l’avvocato Casagrande, le due terribili zie zitelle di Pericle e Mario, il quale dovrebbe testimoniare al processo ma è ricattato dal suo primario, il professor Volpetti, che, per difendere il collega d’oltralpe, gli promette una promozione in cambio dell’omertà. Pericle, a cui la carrozzella non ha tolto un briciolo di vitalità, va così a Forte dei Marmi con tutta la combriccola a prelevare Mario per il viaggio, proprio mentre quello passa le vacanze con moglie, figlio, Volpetti e signora.
Salta fuori, tra una nuotata e l’altra, che Mario si appresta a diventare l’amante della bella signora Volpetti, Maria Grazia: Pericle, che come sempre perseguita l’amico con le sue chiacchiere, lo convince a usare la propria stanza per consumare l’avventura: tutto filerebbe liscio se il professore non venisse a scoprire tutto...
Il commento
Classico ‘cecchigorimovie’ natalizio, “A ruota libera” non aggiunge né toglie nulla al genere se non il dispiacere di vedere il solido mestiere di Salemme e compagni dilapidato in un copione inesistente. Con tutto il rispetto per la farsa e per l’improvvisazione, non può non apparire velleitaria l’impresa di tirare su un’ora e mezza di film intorno a un’unica situazione comica: l’avventura erotica ‘sproporzionata’ tra Buccirosso e la Arcuri. Il tutto, lungi dall’appartenere a fantomatiche illustri tradizioni teatrali, ha il sapore terribile di commediaccia da filone infermieristico-militare condita alla napoletana; neanche, d’altra parte, è possibile trovare il coraggio dell’abbandono a un trash consapevole e perentorio, ma (come la suddetta formula cecchigori prescrive) il tiro è infine corretto imbastendo la storiella d’amore tra Salemme e la Ferilli e l’happy end con la riabilitazione morale di Mario. Se poi il terzetto Salemme-Buccirosso-Casagrande, affiatatissimo grazie all’esperienza in palcoscenico, azzecca qualche gag, la tensione comica cala visibilmente quando a sostenere le schermaglie è la povera Manuela Arcuri o lo stesso Ceccherini, che , smesso il toscano per il napoletano, è troppo sopra le righe nella parte della vecchia zia.
In sintesi
Commediola di basso profilo, in cui evidentemente non crede lo stesso Salemme e che si prefigge un solo bersaglio: il pubblico natalizio, possibilmente stordito da indigestioni di pandoro o dallo stress da petardi.
Il giudizio
Da vedere solo in situazioni d’emergenza, come per evitare una tombola in famiglia.


Sabrina Ferilli
Vincenzo Salemme



