In realtà la storia e l'ambientazione de "La Sconosciuta" fin dalle prime scene si presentano come perfettamente funzionali ad un film di genere: la scelta ad esempio di una città sofisticata ed in qualche modo "gelida" nella sua architettura come Trieste subito immergono lo spettatore in un'atmosfera suadente ed angosciante, come nella migliore tradizione del noir. Anche la sceneggiatura procede subito a far scattare il meccanismo della "detection" nei confronti della figura principale, raccontandoci a poco a poco il suo burrascoso passato e proseguendo, nella seconda parte, a svelare e risolvere i meccanismi in precedenza suggeriti. La struttura narrativa del film si muove precisa ed equilibrata sopratutto all'inizio, iniziando però a perdere di incisività e compattezza man mano che la storia si dipana. La pellicola risulta così molto interessante all'inizio, salvo poi vacillare in efficacia e in tensione narrativa col passare del tempo, fino ad arrivare ad un finale tanto ovvio quanto poco emozionante. Tornatore si dimostra ancora una volta un regista di solida professionalità e di ottimo gusto visivo, e possiede la necessaria lucidità per lasciare ampio spazio alla sua bravissima protagonista.
Molto meno credibili invece gli attori di contorno, costretti in ruoli marginali e soprattutto in personaggi eccessivamente schematici: si salva ancora una volta un Pierfrancesco Favino anche troppo misurato, mentre la Gerini, Haber e sopratutto Michele Placido scivolano immancabilmente nel macchiettistico.
Un alto punto a sfavore nella resa del lungometraggio sono le musiche di Ennio Morricone, che iniziano ad essere vagamente ridondanti e soprattutto vengono adoperate con troppa insistenza; praticamente ogni inquadratura di raccordo della prima metà del film è sottolineata dal commento musicale, che in questo modo si fa eccessivamente invasivo.
Pellicola realizzata secondo dei canoni estetici molto superiori rispetto alla media del cinema italiano, “La Sconosciuta” non convince del tutto a causa di una sceneggiatura prevedibile nello sciogliere i nodi di una trama invece mirabilmente intessuta all’inizio. Tornatore si conferma un cineasta molto dotato nel mettere in scena le sue storie, decisamente meno nel saperle costruire con efficacia. Alla fine, il senso che rimane allo spettatore è quello di un’occasione persa per fare un film davvero importante.




mercoledì 25 ottobre 2006
ore 14:44
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