Con Somewhere, Sofia Coppola torna a raccontare una storia di transizione e di crescita esplorando la solitudine, e il suo richiamo delicato se non sorprende come era successo con Lost in Translation comunque ammalia. Leone d'Oro a Venezia

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Festival di Venezia 2010 - Film

Con “Somewhere”, Sofia Coppola torna a raccontare una storia di transizione e di crescita esplorando la solitudine, e il suo richiamo delicato se non sorprende come era successo con “Lost in Translation” comunque ammalia. Leone d'Oro a Venezia

Somewhere - La nostra recensione

Con “Somewhere”, Sofia Coppola torna a raccontare una storia di transizione e di crescita esplorando la solitudine, e il suo richiamo delicato se non sorprende come era successo con “Lost in Translation” comunque ammalia. Leone d'Oro a Venezia

Sofia Coppola accompagna al Festival l’attesissimoSomewhere, film per cui ha scritto anche la sceneggiatura originale come aveva già fatto ai tempi di Lost in Translation. E proprio come in quel caso sceglie di ambientare la sua storia in un albergo che questa volta è il leggendario Chateau Marmont di Los Angeles, una tappa obbligatoria nella vita e nella carriera di molte celebrità che si rifugiano nelle sue stanze, e un non-luogo perfetto per raccontare la solitudine e la provvisorietà di un’esistenza apparentemente facile. Tra queste mura vive Johnny Marco (Stephen Dorff), un attore in ascesa che per non farsi divorare dalla noia si distrae con sesso e droghe. Johnny insomma gira a vuoto, a bordo di una Ferrari certo, ma gira pateticamente a vuoto. Ad alimentare la giostra di cartone ci pensano poi alcuni appuntamenti grotteschi che caratterizzano la sua professione vocata essenzialmente all’apparenza. Ma l’apnea è rotta dall’arrivo della figlia Cleo, una ragazzina capace di illuminare la stanza e capace soprattutto di scortare suo padre fuori dalla letargia emotiva in cui si è ridotto.

La Coppola
cattura l’incontro tra padre e figlia cullandoci in quelle atmosfere subacque e minimali che senza ricorrere ad artifici e drammi particolari assumono la forma indefinita e sfuggente della transizione. Nel passo sospeso del suo sguardo anche ironico c’è la cifra sempre personale di un talento delicato e quasi alieno che ama esprimersi nella sottrazione ed emoziona con il garbo e la freschezza dei gesti più ordinari. L’uso delle musiche e il lavoro con gli attori, e ancora una volta soprattutto con l’attrice, è bellissimo. Elle Fanning conquista con la sua spontanea vitalità e fa venire voglia di seguire la sua storia, di eleggerla a protagonista. Lo spettatore è invitato a galleggiare nell’empatia e, proprio come Johnny, finisce per soffrire la mancanza di Cleo quando non c’è. Tutto qui. Ma l’invito è sempre gradito, certo meno sorprendente di quella volta a Tokio, ma sempre davvero gradito.

"Somewhere" è distribuito in Italia dalla Medusa Film: cliccate qui per leggere "Sofia Coppola Leone d'Oro a Venezia 67".

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COMMENTI:
  • Marina
    lunedì 5 settembre 2011
    ore 21:07
    anche io rispetto il lavoro di tante persone e poi non esisterà mai un film capace di mettere daccordo la critica ma sicuramente l'idea e il concept della Coppola non vengono fuori nel film, non sono espressi, tempi lunghi attese e particolari irrilevanti (ad esempio quando l'attore è in fase trucco - immaginavo potesse immedesimarsi o riflettere la sua immagine allo specchio - per un eventuale confronto con l'età adulta ed una giovinezza apatica - oppure il ruolo della sua amante - non so particolri e scene che non hanno un seguito o un rilievo.. deludente....
  • Federico
    mercoledì 22 settembre 2010
    ore 12:41
    Scusate ma non solo non condivido assolutamente quel che dite, ma anzi, sono proprio del parere opposto e sposo la recensione al 100%. Se confondete l'assenza di sceneggiatura con l'essenzialità ed uguagliate la presenza di pochi dialoghi o "eventi" alla noia, siete alla preistoria del cinema. Un bel film. Essenziale, minimalista, assolutamente delicato e con un chiaro intento. Una fotografia che si sposa alla perfezione con la storia, con la regia e con gli attori, ed è esattamente coerente con il senso del film. La solitudine, l'apatia e la semplicità (a vedere bene) della speranza. Brava Sofia e bravi giudici (non ho visto molti altri film della rassegna, quindi non so se era "il migliore", ma senz'altro è un gran bel film).
  • giuliano
    domenica 19 settembre 2010
    ore 18:24
    Non mi diverto a parlare male di un film perchè rispetto sempre il lavoro di tante persone. Non mi piace però che si premi ciò che, a mio parere, non va premiato. Il film è noioso e l'unica protagonista capace di espressività è la ragazzina. Mi domando se a Venezia non abbiano prevalso altre ragioni su quelle di un esame sereno dell'opera. Il film è presuntuoso perchè presume che il tema del rapporto padre famoso-figlia del mondo del cinema sia tanto importante per il pubblico. Non lo è e, in ogni caso, ben altra deve essere la trattazione.
  • maidofthemist
    domenica 19 settembre 2010
    ore 10:01
    Buuuuuuu!!!!Film insulso. senza dialoghi, senza trama, senza musiche nè scenografie, una vera delusione. Ha vinto il Lene d'Oro?Sarei curiosa di vedere gli altri....Soldi e tempo buttati a mio parere.
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