Il regista ci parla del suo ultimo thriller medico, presentato fuori concorso a Venezia, e dellimportanza di avere un grande cast

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Interviste

Incontro con Steven Soderbergh, a Venezia 68 per Contagion

Venezia 68: Steven Soderbergh presenta Contagion

Il regista ci parla del suo ultimo thriller medico, presentato fuori concorso a Venezia, e dell’importanza di avere un grande cast

“Per una volta, volevo fare un film senza metafore. Il virus è il virus, un protagonista che non parla ma di cui tutti parlano”. Steven Soderbergh suona terribilmente onesto in questa affermazione, ampiamente in linea con il suo “Contagion”, thriller “medico” che ha presentato a Venezia insieme a Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Laurence Fishburne, Jennifer Ehle e lo sceneggiatore Scott Z. Burns. “Le mie fonti di ispirazione sono stati i film procedurali, soprattutto ‘Tutti gli uomini del presidente – continua, e aggiunge che l’idea iniziale del film gli è stata proposta da Burns – Volevamo che la scienza fosse accurata, e che le scene in cui il virus fosse stato discusso o mostrato fossero realistiche e plausibili, altrimenti non avremmo portato avanti le nostre idee e il genere stesso”.

Il cast comprende anche gli assenti Jude Law, Marion Cotillard, Kate Winslet, John Hawkes, Elliott Gould e Bryan Cranston: “Penso che sia importante avere più star possibili nei ruoli principali, come nei film di Irwin Allen. E’ grazie alle star che il pubblico può avere un qualche genere di appiglio, soprattutto in un film in cui vengono elencate così tante informazioni in ogni scena”. La pellicola segue con particolare cura il propagarsi di una terribile epidemia, concentrandosi spesso sulle maniglie delle porte, i contatti umani: “Dopo aver fatto un film così è impossibile non pensarci su ogni volta che si stringe la mano a qualcuno, come ho fatto io tante volte da quando sono qui a Venezia. Ma d’altronde questo è il mondo in cui viviamo”.

Jude Law interpreta un blogger che sembra interessato a svelare la verità – gli intrighi delle compagnie farmaceutiche che secondo lui vorrebbero speculare sulla cura – ma in realtà contribuisce a diffondere disinformazione e panico. Una visione piuttosto negativa della stampa on-line, ma Soderbergh sembra non essere interessato a una critica del nostro medium: “Era importante che ci fosse una voce dissenziente nel film, che proponesse teorie alternative per creare pressione sui protagonisti. Non credo che il personaggio di Alan sia cinico, crede in quel che dice. E’ ambiguo, a volte dice anche cose non sbagliate”. Pace fatta, caro Steven.

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