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Cannes, il Dogman di Garrone è un Buster Keaton passato al lato oscuro

Il regista presenta il suo film in Concorso al Festival e da oggi nelle sale italiane: "Tredici anni fa lo avevo proposto a Roberto Benigni"

17.05.2018 - Autore: Pierpaolo Festa, nostro inviato al Festival di Cannes
C'è stato un tempo in cui Matteo Garrone aveva portato la prima stesura della sceneggiatura di Dogman a Roberto Benigni. Era il 2005 e il regista voleva proporre all'attore il ruolo da protagonista nel suo film: "All'epoca il progetto s'intitolava ancora L'amico dell'uomo. Benigni disse di no. Ero andato da lui presentandogli questo protagonista che aveva degli elementi comici nella vena di Buster Keaton e del cinema muto. Un personaggio che avrebbe potuto avere un doppio registro narrativo". 

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Tra il no di Benigni e la presentazione di Dogman a Cannes, Garrone ha scritto diverse versioni della sceneggiatura: "Cambiavo io nella vita e cambiavano le versioni. Adesso so che il film arriva al momento giusto del mio percorso: sono contento di averlo fatto adesso rispetto a tredici anni fa, oggi sono papà di un bambino di nove anni. Mi ha aiutato a raccontare il rapporto tra il mio protagonista e sua figlia dall'interno". 

Ispirato ma non basato sul "caso del canaro della Magliana" - relativo all'uomo che nel 1988 uccise il pugile dilettante Giancarlo Ricci seviziandone il cadavere in una maniera che fece inorridire l'opinione pubblica - Dogman prende le distanze da quella vicenda di cronaca. Garrone, infatti, torna sempre a precisare che "il film va in una direzione del tutto autonoma e indipendente rispetto al fatto di cronaca. Ho tolto le torture, lo splatter per concentrarmi invece su una violenza psicologica. Questo protagonista è umano e rimane umano per tutto il film. Forse ho capito perché in tutti questi anni ho sempre rimandato Dogman: probabilmente perché il revenge movie mi riportava sempre ad altri film, titoli come Cane di paglia o Un borghese piccolo piccolo. Era già stato fatto, ho preferito dunque prendere una strada meno asfaltata e più vicina a me. Ho sentito questo personaggio vicinissimo. Sono sempre stato accanto a lui". 

Il film, arrivato nelle nostre sale in contemporanea con Cannes (dove passa in Concorso) è ambientato in una realtà ai margini di una città italiana, una zona tra il western e il postapocalittico: "Volevo un luogo che richiamasse le atmosfere western - afferma Garrone - Una periferia che non rimandasse a un immaginario già visto. No, volevo un luogo che potesse avere una qualche sospensione".



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Garrone cita anche Pinocchio, quello che potrebbe essere il suo prossimo progetto. "È ancora in piedi. Pinocchio c'è sempre nei miei film. Anche in Dogman ci sono tracce del rapporto tra Pinocchio e Lucignolo. Forse Pinocchio è un film che non andrebbe fatto, dicono tutti che porta male. Per questo voglio farlo".
 
Dogman è distribuito nei cinema da 01 Distribution.  
 
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