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Film

E’ una delle settimane dell’anno più ricche di titoli: Spike Jonze, Michael Moore, Jacko, Moccia, Haneke, Romero e l’immancabile cartone animato.

I magnifici sette

E’ una delle settimane dell’anno più ricche di titoli: Spike Jonze, Michael Moore, Jacko, Moccia, Haneke, Romero e l’immancabile cartone animato.

Partiamo da “Nel paese delle creature selvagge”.
Spike Jonze è uno dei registi più amati dagli spettatori tra i venti e quarant’anni. In passato i suoi “Essere John Malkovich” e “Il ladro di orchidee” hanno letteralmente folgorato quel pubblico sempre alla ricerca di storie articolate e originali, mix tra commedia, psicologia e dramma. Dopo due film al fianco di quel genio delle sceneggiatura che è Charlie Kaufman (coilui che ha scritto anche “Se mi lasci ti cancello”), Jonze ha fatto scrivere il suo nuovo lavoro ad un altro punto di riferimento della letteratura americana, Dave Eggeres. Assieme hanno riadatto il libro per bambini “Nel paese delle creature selvagge” di Maurice Sendak e dato vita ad un film che il nostro Adriano Ercolani ha definito “un capolavoro”.
In una cameretta, un bambino messo in punizione dai genitori immagina un mondo straordinario popolato da figure di ogni tipo. Ne esce un’avventura fantastica che, nonostante i tanti problemi avuti con la produzione (che ha messo pesantemente le mani sul montaggio finale), sembra riesca a portare i propri spettatori su quelle vette di poesia che solo le più belle favole sanno toccare con la prosa. Con due ore libere durante il weekend, la prima cosa che faremmo è passarle a vedere questo film.

Nel paese delle creature selvagge

Palma d’argento nell’ordine delle nostre segnalazione va a “Il nastro bianco” (anche se, ad essere precisi  si dovrebbe parlare di Palma d’oro, visto che è il film vincitore dell’ultimo festival di Cannes). Firmato da Michael Haneke, un regista dallo stile rigoroso e lancinante per la tacita violenza che nasconde nelle proprie opere (“Funny Games”, “Caché”, “La pianista”), vi si racconta la vita in un villaggio del nord della Germania subito dopo la prima guerra mondiale.
Protagonista è un ragazzino che poi, si scoprirà, non diventerà un bambino qualsiasi. L’indagine è sull’essenza del male ed è condotta in un bianco e nero che lascia poche speranze alle vie di mezzo. Film tosto, da vedere, Haneke è una garanzia.

Il nastro bianco

Al terzo posto, ma per simpatia e lucidità d’analisi sarebbe potuto tranquillamente essere messo al primo, è “Capitalism: a love story”. Chi scrive lo ritiene il migliore film di Michael Moore: non dimenticando il suo  stile ironico e la capacità di raccontare attraverso esempi emblematici la nostra contemporaneità, a supportare tutto questo c’è finalmente una struttura narrativa solida e meno furba del solito. Moore riesce a delineare in un centinaio di minuti i problemi di base del nostro sistema economico, dà volti e luci alle persone, interroga, analizza, è finalmente un fiume in piena razionale, ben focalizzato su ciò che conta, tanto divertente nei modi quanto doloroso nelle conclusioni. Gran bel film.

Capitalism: a love story

Amore 14” di Federico Moccia è senza dubbio un altro titolo atteso, una sorta di tappa obbligata per gli adolescenti (o quasi) che amano i libri dello scrittore romano, le storie romantiche di primi baci, frasi da cioccolatini e gli spostamenti in due in motorino passati spettegolando. Se siete già convinti che faccia per voi, andate, sennò lasciate perdere. In questi casi il nostro giudizio sposta poco, a meno che non amiate frasi fatte di condanna ad operazioni spesso così presuntuose e superficiali.

Amore 14

A distanza di più di due anni dalla sua realizzazione, arriva sui nostri schermi anche la penultima fatica di George Romero (l’ultima  è passata al recente festival di Venezia e arriverà nei prossimi mesi nei cinema). Si tratta di “Diary of the dead”, film girato in soggettiva, sulla falsariga di “The Blair witch project”, “[●REC]” e “Cloverfield”. Ormai l’horror ha trovato, in questo modo di girare, una sorta di seconda vita. Qui, visto che si parla  di Romero, al centro dell’obiettivo ci sono gli immancabili zombie. Al papà dei morti viventi manca un po’ di smalto, ma per gli appassionati andarlo a vedere è un obbligo.

Diary of the dead

Per i più piccoli l’appuntamento è invece con il cartone “Niko, una renna per amico”, mentre solo in coda segnaliamo l’uscita dell’atteso “This is it”, documentario su Michael Jackson uscito già da un paio di giorni e per questo relegato da noi in queste ultime righe. Il titolo è lo stesso della canzone di Jacko uscita sempre in questi giorni e ascoltabile in qualsiasi momento girando un po’ la manopola delle frequenze. Operazione commerciale o no, si parla di uno dei miti del secolo scorso. Ascoltare e ballare con lui in sala, nonché vederlo nei giorni precedenti alla propria morte, è indubbiamente emozionante.

Michael Jackson: this is it

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