film,ti voglio bene eugenio,cinema Courtesy of Lantia
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A vederlo così, con gli occhi allungati e la mascella rigonfia, si stenta a riconoscere Giancarlo Giannini nel down protagonista di “Ti voglio bene Eugenio”, l’opera prima di Francisco J. Fernandez prodotta dalla Arcipelago.

Parla Giancarlo Giannini

A vederlo così, con gli occhi allungati e la mascella rigonfia, si stenta a riconoscere Giancarlo Giannini nel down protagonista di “Ti voglio bene Eugenio”, l’opera prima di Francisco J. Fernandez prodotta dalla Arcipelago.

A vederlo così, con gli occhi allungati e la mascella rigonfia, si stenta a riconoscere Giancarlo Giannini nel down protagonista di “Ti voglio bene Eugenio”, l’opera prima di Francisco J. Fernandez prodotta dalla Arcipelago. Una grandissima interpretazione che arriva dopo il ruolo dell’ispettore Pazzi in “Hannibal” di Ridley Scott, per cui già si parla di una sua prossima candidatura all’Oscar come migliore attore non protagonista.
Non stupisce più di tanto, quindi, che Fernandez abbia scelto proprio lui e non un vero down per il ruolo di Eugenio: al di là del trucco, infatti, dopo qualche istante ci si dimentica che dietro quel faccione simpatico e quella voglia di vivere ci sia proprio Giannini. Piuttosto che puntare sulla commozione, l’intento dell’attore e del regista era quello di far discutere e di far capire che i down sono uguali a noi ed è proprio questa la chiave interpretativa che ha scelto il protagonista, mostrandoci un Eugenio che si innamora, soffre, si impegna nel volontariato, mangia con uguale voracità spaghetti, patatine e gelati: una vita perfettamente normale. Giannini ha creduto subito in questo progetto e, come il regista, non si è arreso di fronte alla difficoltà. “Ci sono voluti otto anni per realizzare questo film - rivela Fernandez – perché non ci credeva nessuno. Tutti i produttori dicevano che la storia era troppo patetica, nessuna voleva rischiare”. A crederci fino in fondo, invece, è stato Giancarlo Giannini, anche grazie alla preziosa collaborazione di Alfredo Scarlata, un ragazzo down di 25 anni che nel film interpreta Eugenio da giovane. “L’immagine che abbiamo più o meno tutti dei down – spiega Giannini – è quasi sempre quello di persone senza età, accompagnati generalmente da anziani e fissati in una immobilità espressiva che spaventa e allontana”. Continua l’attore: “Diventando Eugenio, ed in particolare conoscendo Alfredo, ho scoperto che tutto questo è profondamente falso. Il down è una persona che ha diritto al suo percorso esattamente come tutte le altre e, se è messo in condizione di farlo, compie il suo percorso sino in fondo. Dal mio punto di vista d’attore si è trattato di una sfida non soltanto tecnica , ma è stato un cammino dentro una prospettiva”.. Quanto al trucco, Giannini precisa: “Ogni tanto avevo una protesi in bocca e per allungare gli occhi dei normali tiranti di caucciù, nulla di particolare comunque rispetto alle 8 ore di trucco per “Storie d’amore e di anarchia”. Il trucco a volte può essere anche un filtro sbagliato, ma questo fa parte del nostro mestiere. La vera sfida era far sì che il pubblico si accorgesse che ero truccato, per dimenticarsene subito dopo”.
Inevitabili i paragoni con altri celebri personaggi come l’autistico di Dustin Hoffman in “Rain Man”. “In genere abbiamo sempre visto attori americani nel ruolo di disabili, noi invece siamo ancora legati al neorealismo. Spesso, però, sono questi i ruoli più facili per un interprete perché alla fine fai quello che vuoi” Quanto alla costruzione del suo personaggio, Giannini attribuisce grande importanza al suo incontro con Alfredo Scarlata che, oltre a condurre una vita normalissima e autosufficiente, gioca a basket, usa il computer e partecipa a campionati nazionali di nuoto. “Ho avuto la fortuna di conoscere Alfredo – racconta Giannini – e abbiamo passato diverse giornate insieme. Ho scoperto un ragazzo di un’intelligenza particolare, con un grande amore per la vita, e anche per le ragazze, ma soprattutto con una grande ironia che per me è alla base della vita. E’ stato un incontro fondamentale, che mi ha aiutato a dare gioco e divertimento ad un personaggio drammatico. Ecco, il messaggio che ho cercato di dare è che la vita è bella comunque”.
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COMMENTI:
  • Fabio
    sabato 21 dicembre 2002
    ore 0:00
    Commento articolo: Ti voglio bene Eugenio, : 5 agosto 2002 Alla mia prof.sa d’italiano Pina Pomanti con affetto “Ti voglio bene Eugenio” Oggi alle ore 19 saranno 20 anni esatti che ho iniziato a scrivere. Giancarlo Giannini ha detto che “questo film è stata una sfida non soltanto tecnica ma è stato un cammino dentro la prospettiva”. Questo film mi ha dato delle forti emozioni. È stato come tornare indietro nel tempo di venti anni, a quando io e… ci volevamo teneramente bene e una sera vidi il trailer di “Io, Chiara e Lo Scuro” con Francesco Nuti e Giuliana De Sio. I protagonisti del film erano in atteggiamenti teneri e pensai: “Chissà se un giorno anche io potrò vivere con… la stessa situazione. Il film era di Maurizio Ponzi che 16 anni dopo quella sera ho avuto l’onore di conoscere. Eugenio era un uomo down che viveva da solo in una bella casa di una tranquilla cittadina di provincia, facendo il giardiniere e prestando volontariato in un ospedale traumatologico. Un giorno arriva il fratello Federico (Jacques Perrin) e domanda al fratello perché voleva a tutti i costi vivere da solo lì e lui risponde molto semplicemente di amare quel posto. Una sera, il dottore Boselli (bellissimo cammeo fatto da Arnoldo Foà) porta Patrizia, una giovane donna incinta e che forse sa già che il suo bambino sarà down. A questo punto il dottore Boselli le racconta di Eugenio, di come sia riuscito ad inserirsi bene nella società e di come si riuscito ad amare. Ogni tanto la mattina prima d’andare in ospedale, Eugenio (Giancarlo Giannini) passava davanti alla villa dove viveva il suo grande amore: Elena (Chiara de Bonis). Sin da quando erano adolescenti Elena e Cristina (Giada Colonna) avevano sempre trattato Eugenio a loro “uso e consumo”. Ma un giorno Elena rimase incinta e andò via dalla cittadina. Eugenio quel periodo in ospedale stava aiutando Laura, una ragazza che dopo un incidente stradale era rimasta su una sedia a rotelle e sembrava non rispondere alle cure ignorando il fatto che fosse la figlia della sua amata. Improvvisamente, dopo molto tempo ecco che torna Elena. (Giuliana D2e Sio, che secondo me avrebbe meritato il David di Donatello per la sua interpretazione, anche se qualcuno potrebbe accusarmi di essere di parte…) Una sera si presenta a casa di Eugenio; i due sembrano riallacciare il loro rapporto d’amicizia, ma Eugenio non riesce a capire. In realtà lei è tornata perché vuol prendersi cura di Laura, sua figlia, che ha trascurato. Quando il fidanzato di Laura va trovarla ed incontra la madre la scena è violenta; Elena torna a casa di Eugenio ed Eugenio capisce tutto. Elena vuole scappare perché in realtà Laura è andata via per colpa del padre che aveva atteggiamenti morbosi verso di lei. In una scena molto drammatica e commovente Elena racconta tutto ad Eugenio il quale alla fine l’abbraccia. Eugenio con l’aiuto del maresciallo dei Carabinieri fa incontrare Laura con il fidanzato e sei mesi dopo Eugenio ed Elena stanno insieme come marito e moglie e Laura sta con loro. Il regista è Francisco Josè Fernandez che ha vinto la scommessa di fare un film così particolare. La fotografia è di Luciano Tovoli. Le musiche di Umberto Smaila e Silvio Amato. Al montaggio Francesco Malvestito. Prodotto da Giovanni Schettini per Arcipelago Cinematografica e distitribuito da Lancia Cinema e & Audiovisivi. Disponibile in VHS e in DVD. Durata 90 min. A. Fabio Ferri Per eventuali comunicazioni: immaginesimpatica@tin.it Questo articolo è stato inserito nel giornale l\'ancora
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