Dopo una notte piovosa trascorsa all’interno del palazzo dell’Academy, sono state annunciate in pompa magna, le nomination dei candidati all’Oscar.
Era una notte tempestosa
Dopo una notte piovosa trascorsa all’interno del palazzo dell’Academy, sono state annunciate in pompa magna, le nomination dei candidati all’Oscar.
E’ da questo momento che per giornalisti, studios ed aspiranti al titolo incomincia la battaglia. Già sicuri di avere la nomination in tasca molti candidati avevano discretamente fatto sapere alla stampa dove sarebbe stato possibile localizzarli per uno “scoop”: a Parigi Richard Gere, Renée Zellweger e Rob Marshall (coreografo del film Chicago).
A Londra, Nicolas Cage e Michel Caine. Meryl Streep e Martin Scorsese invece erano pronti a rilasciare dichiarazioni a New York. Julianne Moore, Adrien Brody, Kathy Bates a Los Angeles.
Tutto scontato allora? Non proprio. A parte la bocciatura di Gere, che aveva stupito per le capacità professionali di ballerino e cantante in Chicago, pochi si aspettavano che i grandi elettori dell’Academy avrebbero avuto la determinazione di premiare con 6 candidature il suo film e una personale, un regista come Polansky, un “evaso” come lo hanno subito definito sulla stampa americana che certo non dimentica la sua squallida vicenda sessuale con una tredicenne. Se mai il regista polacco vincerà un premio, non potrà riceverlo personalmente, rischio la galera. E su questo tema già cominciano a rullare i tamburi e ne vedremo delle belle.
Di grande impatto la scelta di candidare tra i migliori registi Pedro Almodovar, un piccolo schiaffo al comitato spagnolo che non aveva voluto che il suo film, Habla con ella, rappresentasse la Spagna, forse per via di quella scena azzardata e candida che a qualcuno era sembrata pornografica. Una nomination per la migliore sceneggiatura originale ha permesso di salvare un altro tenero e spregiudicato film straniero, bocciato nel proprio paese, il messicano Y tu mamá tambien.
La nomination per il miglior documentario del polemico Bowling For Columbine, con la sua sarcastica demolizione del “modello di vita americano” può sembrare sorprendente se si pensa al clima per nulla propenso alla critica di questa patriottica America post-11 settembre, ma e’ in linea con le posizioni di Hollywood che fino ad oggi si e’ rifiutata di usare le sue arti e la sua grande capacità di pressione ideologica, per propagandare la politica muscolare di questa amministrazione, resistendo alle pressioni esplicite del governo.
I 40 giorni che precedono la notte più magica di Hollywood, si annunciano battaglieri, come le recenti ostilità aperte tra la tribù dei “critici di élite”, contro quella dei “critici da strada” aristo-critici, contro pop-critici: sembra una disputa socio-filosofica, ma in realta' e la riscossa dei film di cassetta che bussano alla porta dell'Academy reclamando la loro parte nel festino degli Oscar.
- NOMINATION PREMI OSCAR 2003 |
- CHICAGO |
- NICOLE KIDMAN |
- RICHARD GERE |
- PEDRO ALMODOVAR
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