Lo abbiamo visto in diversi film diretti o prodotti da Robert Rodriguez dove prende sempre nomi di lame affilate (in “Desperado” era Navajas, in “Predators” era Cuchillo), adesso Danny Trejo è “Machete”. Al Lido il suo stile è impeccabile, il tough guy per antonomasia arriva a presentare il suo film (Fuori Concorso al Festival) con indosso un jeans e con una camicia che nasconde il suo celebre ed enorme tatuaggio di una donna col sombrero sul petto.
Gli chiediamo subito come stia vivendo la sua carriera
d’attore, lui che ha passato gran parte degli anni Sessanta dietro le sbarre e
che adesso è uno dei caratteristi più prolifici del cinema oltreoceano. “Sono
un ex-con diventato icon (e cioè un ex detenuto che è adesso è un’icona) -
afferma Trejo che finalmente ha un ruolo da protagonista tutto per se. A
spalleggiarlo – non facendo mai a meno di una dose di humour – c’è il regista
Robert Rodriguez che aggiunge: “Machete
poteva essere solo interpretato da Danny, perché lui non è come i duri dello
schermo, lui è il duro per antonomasia”.
“Ho pensato a questo personaggio nel momento in cui giravo
‘Desperado’ – continua Rodriguez - Sono cresciuto con le pellicole degli anni Settanta,
quelle della blaxplotation con eroi d’azione afroamericani. Volevo essere io ad
aprire un’era di mexploitation: avevo un’idea su un eroe messicano che perde la
sua famiglia e poi si nasconde negli USA in attesa di farla pagare cara ai
cattivi”.
Interpretato anche da Robert De Niro, Don Johnson, Steven
Seagal, Jessica Alba e Lindsay Lohan, “Machete” è tratto dal trailer fasullo
già visto in “Grindhouse – Planet Terror”: “Quel filmato ha emozionato
tantissimi fan – afferma il regista – sarei già pronto a girarne degli altri
tipo “Machete Kills” e “Machete Kills Again”, oppure di realizzare spinoff
sugli altri personaggi in scena. Ma forse rimarranno nel mio mondo
immaginario”.
Rodriguez si è fatto le ossa nell’industria cinematografica
americana, rimanendo comunque lontano da Hollywood e facendosi conoscere come
“l’uomo che è in grado di girare con un budget ridotto”: “E’ stata una cosa che
ho imparato girando ‘El Mariachi’. Prima di quel film immaginavo che un giorno
avrei realizzato pellicole proprio come tutti gli altri a Hollywood. Non sono
mai voluto andare a lavorare a Los Angeles e finché potrò continuare , mi piacerebbe
rimanere a lavorare a casa mia in Texas”.
A quel punto
torniamo a chiedere a Trejo dei suoi anni passati davanti la macchina da presa
anche sotto la direzione di registi come Michael Mann che lo ha voluto per il
capolavoro “Heat – La sfida”: “Sono stato benedetto – continua l’attore – è
stato incredibile”. Ed è proprio questa l’unica dichiarazione di un tipo che
nonostante abbia interpretato centinaia di personaggi che non è meglio fare
arrabbiare, si dimostra comunque tanto timido quanto riconoscente verso i suoi
fan. Il nostro incontro finisce ma Trejo firma fino all’ultimo autografo
posando anche per le foto con i fan, quegli stessi giornalisti che non vedevano
l’ora di incontrare Machete in persona, noi compresi.





