Paolo Sorrentino non convince nella sua avventura americana, complice anche uno Sean Penn a mezzo servizio

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La recensione di This Must Be the Place, il film di Paolo Sorrentino con Sean Penn in Concorso a Cannes 64

Cannes: This Must be the Place – La recensione

Paolo Sorrentino non convince nella sua avventura americana, complice anche uno Sean Penn a mezzo servizio

Paolo Sorrentino è un cineasta assai amato dal Festival di Cannes che lo ha selezionato per tre volte in competizione, l’ultima quest’anno con l’ambizioso progetto internazionale "This Must be the Place", film fortemente voluto, produzione a orologeria con fondi reperiti in tutto il mondo e un protagonista di primissima grandezza come Sean Penn a sponsorizzare il tutto.

Cheyenne, rockstar in pensione con le fattezze di Robert Smith, leggendario frontman dei Cure, è costretto a lasciare il suo buon ritiro irlandese per tornare negli Stati Uniti a causa della morte del padre. Arrivato a New York, l’ex idolo delle folle scopre che il genitore ha passato buona parte della sua vita a dare la caccia al suo aguzzino di Auschwitz. Cheyenne decide così di portare a termine l’indagine, che lo condurrà in un viaggio attraverso l’America e soprattutto dentro se stesso.

"This Must be the Place" purtroppo non mantiene quello che promette, soffrendo prima di tutto di una discontinuità narrativa piuttosto evidente. Costruito su molte buone idee che non vengono però amalgamate nella maniera più efficace, il film finisce con l’essere più una galleria di episodi visivamente molto belli ma che faticano a comporre una struttura coerente. Colpa anche della sottotrama sull’Olocausto, abbozzata e poco efficace, e di alcuni elementi francamente superflui, come il gustoso ma inutile cameo di David Byrne, che appesantiscono la visione in maniera importante.

Un peccato, perché il film ha non pochi spunti intelligenti ed è anche molto divertente, soprattutto nella prima parte irlandese, grazie alla sempre eccezionale Frances McDormand, moglie pompiere di Cheyenne. Molto meno efficace si rivela purtroppo proprio Sean Penn, la cui performance sembra una variazione sul tema "Mi chiamo Sam", facendo della sua retired rockstar una specie di Edward Mani di Forbice più problematico.

"This Must be the Place" vuole essere un film sulla Storia, sulla famiglia e sulla crescita, un obiettivo senz’altro ambizioso, ma non centrato. 

La pellicola arriverà nei cinema dal 14 ottobre, distribuita da Medusa: cliccate qui per leggere il nostro incontro con Paolo Sorrentino e Sean Penn sulla Croisette 





Vi ricordiamo che Film.it segue giorno per giorno gli eventi di Cannes 64: vi invitiamo sul nostro speciale




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COMMENTI:
  • maria
    venerdì 28 ottobre 2011
    ore 16:03
    Morgan commenta il film: "Così Sean Penn mi da dimenticare il massacro di Gheddafi" - intervista qui: http://www.metamorgan.it/2011/interviste/2011/
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