Applausi a scena aperta per il melodramma che rende omaggio al cinema che fu, creando unesplosione di nostalgia. In Concorso al Festival

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Presentato in Concorso al Festival di Cannes The Artist di Michel Hazanavicius, una pellicola in bianco e nero, omaggio al cinema muto

Cannes: The Artist, film muto nell’era del 3D

Applausi a scena aperta per il melodramma che rende omaggio al cinema che fu, creando un’esplosione di nostalgia. In Concorso al Festival

Un inno alla purezza del cinema e alla potenza delle sole immagini, questo è lo scopo di Michel Hazanavicius, che con "The Artist" offre allo spettatore l'occasione di viaggiare nel tempo, indietro di una settantina d’anni, sfoggiando grande coraggio nel mettere in scena un film in bianco e nero, dove non sentiamo gli attori parlare, ma leggiamo i loro dialoghi nei riquadri.

“Ho beneficiato di novanta anni di cinema – afferma il regista francese, dopo che il suo film viene accolto da una pioggia di applausi – Tutto è iniziato sette o otto anni fa, quando ho cominciato a pensare di realizzare un film muto. Probabilmente perché i miei idoli vengono proprio da quel periodo – grandi come Hitchcock, Lang, Lubitsch e Murnau – ma anche perché si trattava di un processo creativo che mi avrebbe messo davanti a una responsabilità: raccontare una storia in una maniera molto speciale”.

Jean Dujardin e Bérénice Bajo in The Artist

Sullo schermo si assiste ad ascesa e caduta di George Valentin, star del cinema muto (che ha il volto di Jean Dujardin) , portato alla rovina anche dal suo enorme orgoglio: da questa premessa il regista snoda una storia d’amore tra George e Peppy, ex figurante diventata una star con l'avvento del sonoro. “Volevamo ricreare un melodramma e lo abbiamo fatto nutrendoci di tutti quei film del passato, li abbiamo usati come riferimento e poi, al momento delle riprese, ce li siamo dimenticati per agire di istinto”.

Nei panni di Peppy, l’attrice Bérénice Bejo da vita a una donna di successo, pronta a tutto pur di prendersi cura del protagonista caduto in disgrazia: “Questo film è frutto di passione e perseveranza – afferma l’attrice – quando lo abbiamo proposto per trovare i finanziamenti, abbiamo visto tante porte chiudersi davanti a noi. È stata una genesi abbastanza dolorosa, e ci è voluto tanto tempo per portare questo film alla luce”.

Jean Dujardin e Bérénice Bajo a Cannes

E, a proposito della sua preparazione al ruolo, la Bejo continua: “Ho cominciato a vedere diversi film: il primo film è stato ‘Nostro pane quotidiano’ di Murnau. Ho pensato tanto a Joan Crowford e guardato diverse pellicole con Marlene Dietrich, il modo in cui recitava con gli occhi e muovendo il suo corpo. In pratica, ho passato un anno della mia vita a studiare queste attrici”. La pellicola, la cui confezione visiva è impeccabile, è anche interpretata da attori americani del calibro di Penelope Ann Miller John Goodman e James Cromwell.


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