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Film

Il ritorno di Soldini con una storia drammatica di solitudini e sradicamenti

Brucio nel vento

Brucio nel vento

Silvio Soldini cambia direzione e, dopo il successo straordinario di “Pane e tulipani”, una valanga di premi e 16 miliardi incassati, ritorna con “Brucio nel vento”, una storia drammatica di solitudini e di sradicamenti che, dopo l’uscita nelle nostre sale il 18 gennaio, sarà in concorso al Festival del Cinema di Berlino dal prossimo 6 febbraio. Costato 8 miliardi, il film è una coproduzione italo-svizzera e ha per protagonisti due attori di Praga, Ivan Franek e Barbara Lukesova, scelti dopo numerosi casting in tutte le capitali dell’Est. Scritto da Soldini e Doriana Leondeff, il film percorre una strada totalmente diversa da “Pane e tulipani” : anche qui troviamo personaggi in fuga, confusi, nati questa volta non da una sceneggiatura originale ma da un romanzo “duro come un sasso”.

Tratto liberamente da “Ieri” di Agota Kristof, il film riflette la sofferenza esistenziale vissuta dai protagonisti e in parte dalla stessa scrittrice: anche la Kristof, ungherese, ha conosciuto il dolore del’esilio e proprio come la protagonista del suo romanzo ha lavorato in Svizzera in una fabbrica di orologi. Protagonista di “Brucio nel vento” è Tobias, un emigrato dell’Est europeo fuggito nella Svizzera francese dieci anni prima. Ogni giorno si alza alle cinque di mattina per andare alla fabbrica di orologi dove lavora, una vita fatta di gesti e orari sempre uguali. Nato in un piccolo villaggio dell’Europa orientale, Tobias vive sotto falso nome a causa del suo passato. In Svizzera, infatti, è arrivato per sfuggire ai ricordi della sua infanzia, segnata dalla miseria e dalla vergogna per le sue origini: la madre era una prostituta e quando Tobias scopre che uno dei suoi clienti è suo padre, lo accoltella e fugge all’Ovest. La sua nuova vita scorre tra incubi e visioni, alleviati solo in parte dalle attenzioni di Yolande (Caroline Baher) o dalle serate al bistrot con Pavel (Petr Forman) e altri immigrati. L’unica consolazione è il rifugio nella scrittura, una via di fuga dallo squallore delle sue giornate, scandite dall’attesa di Line, una donna sconosciuta ed irreale. Tobias ne è quasi ossessionato, ma un giorno la vera Line arriva ed ha il volto di Caroline, la sua compagna di banco delle elementari. Emigrata con il marito, un ricercatore universitario, e la figlia di pochi mesi, Line non sa di avere qualcosa in comune con Tobias: i due sono figli dello stesso padre. Per Tobias il passato si materializza in maniera devastante: innamoratosi perdutamente di Line la segue, la spia, la sorveglia. Una storia d’amore impossibile, senza nessuna via di uscita. Tobias brucia di passione, vuole qualcosa che non può avere, ma allo stesso tempo è alla ricerca della sua identità. Un tema ricorrente nei film di Soldini, basti pensare ad alcuni personaggi dei suoi film precedenti come Veronica de “L’aria serena dell’ovest” o, ancora, Elena e Maria in “Le acrobate”. Qui, invece, è il personaggio maschile a non trovare risposte, diviso tra un amore drammatico e il tentativo di rifarsi una vita.

Girato nella zona di La-Chaux-de Fonds, il film scorre tra scenari cupi e lividi, in un’ambientazione dove anche i paesaggi urbani, la neve e le numerose scene sull’autobus, diventano elementi essenziali per restituire sulla scena lo stile narrativo della Kristof, asciutto e allo stesso tempo violento. Un tentativo riuscito a metà, perché, pur mescolando con efficacia realtà e sogno -e nessuno dubita che Soldini sia uno dei nostri registi più poetici- le buone intenzioni si perdono nel finale, completamente cambiato rispetto al romanzo. Mentre il libro si chiude con poche speranze per la coppia, Soldini ribalta l’epilogo (“era troppo punitivo per il protagonista”, spiega) mostrandoci Tobias e Line in un irreale e inaspettato ritratto di felicità familiare. Pur fedele alla sostanza del romanzo e senza cadere nel melò, nonostante ci siano tutti gli elementi (gli accoltellamenti, l’incesto, l’aborto ), il film pecca di incauto ottimismo. Un po’ troppo per due anime torturate.
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