I primi venti minuti di Dylan Dog evidenziano tutti i difetti visti nel trailer: poca fedelta al personaggio, protagonista fuori parte e regia televisiva

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I primi venti minuti di “Dylan Dog” evidenziano tutti i difetti visti nel trailer: poca fedeltà al personaggio, protagonista fuori parte e regia televisiva

Roma: Dylan Dog non convince

I primi venti minuti di “Dylan Dog” evidenziano tutti i difetti visti nel trailer: poca fedeltà al personaggio, protagonista fuori parte e regia televisiva

Cinque secondi di applausi hanno chiuso la proiezione dei primi venti minuti di “Dylan Dog: Dead of Night”, ieri notte. Cinque secondi che avevano più il sapore di un gesto educato, o forse di un'auto-giutificazione per aver speso sei euro e cinquanta centesimi di biglietto o, per chi di noi è entrato grazie al pass, aver aspettato fino a mezzanotte per un evento che si preannunciava già come un non-evento. Chi scrive ha cercato di mantenere la propria obiettività entrando nella sala. Un'attitudine per nulla scontata dopo la visione del primo trailer, diffuso in rete poco tempo fa. Dylan Dog” aveva tutta l'aria di un disastro annunciato e, basandoci su questi pochi minuti, dobbiamo purtroppo confermare l'impressione iniziale.

Un banale elenco delle cose che non ci avevano convinto durante la lavorazione del film: lo spostamento dell'ambientazione da Londra a New Orleans, la scelta del regista Kevin Munroe (autore dell'ultimo “Ninja Turtles”) e infine quella di Brandon Routh nei panni di Dylan. Il giovane mascellone dall'imponente muscolatura nei panni del longilineo investigatore creato da Tiziano Sclavi e basato sulle fattezze di Rupert Everett. Ancora, dopo la visione non possiamo che confermare che tutti questi dubbi si sono tradotti sullo schermo in evidenti errori. Ma c'è di più.

Regista e sceneggiatori promettevano che, nonostante i cambiamenti necessari per adattare l'Indagatore dell'Incubo in un film appetibile per il pubblico americano, ci sarebbe stata una grande fedeltà al cuore del fumetto. Ma a parte alcune strizzate d'occhio ai fan per tenerli buoni (Dylan vive in “Rue Craven”, guida un maggiolone e nella prima scena si vede una foto in cui porta gli occhiali e il naso di Groucho Marx), tutto il resto è qualcosa di così radicalmente diverso dal personaggio a fumetti da farci chiedere perché Platinum Studios abbia pagato i diritti quando poteva fare un film simile con nomi diversi. Il Dylan di Routh palesa subito la sua consapevolezza che “i mostri che credevate roba da film sono veri”. Qualunque fan del fumetto saprà che già questo è considerabile alto tradimento, perché Sclavi descrive sempre Dog come uno scettico, nonostante tutto. Il suo understatement tipicamente inglese sparisce per lasciare spazio a un investigatore banale che scimmiotta pure lo “Sherlock Holmes” di Guy Ritchie, in una scena che mostra le sue abilità deduttive e la sua capacità di persuadere l'avversario a parole.

Le sequenze che abbiamo visto ruotano intorno a un delitto, commesso da quello che appare essere un licantropo. La figlia della vittima (Anita Briem) chiama Dylan e gli chiede di indagare, ma lui rifiuta perché si è lasciato quella vita alle spalle. Il suo assistente Marcus (Sam Huntington, già con Routh in “Superman Returns”) cerca di convincerlo ad accettare, ma è solo l'assassinio del ragazzo a farlo tornare in pista. Dylan indossa dunque il famoso completo (giacca nera, camicia rossa e jeans) e si reca a investigare in casa della ragazza. Lì raccoglie prove (i peli del lupo mannaro) e procede a spiegare alla sua cliente che vampiri e licantropi vivono tra gli umani in città. Nel frattempo facciamo anche la conoscenza di Vargas (Taye Diggs), proprietario di un nightclub per vampiri fin troppo simile a quello di “Blade”, dove i succhiasangue amano stordirsi con una nuova droga sintetica.

Il tutto ha un aspetto da produzione televisiva, dalle parti di “Buffy”, e non conserva neppure un'oncia del fascino surreale delle storie originali. L'unica giustificazione possibile è che abbiamo solamente il preambolo e nessuna scena d'azione. In ogni caso, “Dylan Dog” sarà indubbiamente un enorme successo in Italia, ma se cercate la cosa più vicina a un film di Dylan Dog esiste già: si chiama “Dellamorte Dellamore” di Michele Soavi, con Rupert Everett. Siete avvertiti. 

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COMMENTI:
  • ziopantera
    lunedì 1 novembre 2010
    ore 21:34
    “Ero uno dei presenti all’anteprima mondiale di ieri! Devo dire che io ho grandi aspettative dal prosieguo del film. Tanti gli ammiccamenti al fan di Dylan Dog in soli 20 minuti: poco avvezzo alla tecnologia, il clarinetto, una foto sulla scrivania con Groucho, il galeone, la tazza di Scotland Yard, una bella cliente e soprattutto i suoi vestiti (pessime solo le scarpe marroni…). Dylan non è a New Orleans perchè nato lì…è nella città americana(dove tante e tante avventure di personaggi Bonelli sono state ambientate)perchè è scappato dal suo passato…il film inizia con lui che lavora come detective privato ma poi la cliente gli fa cambiare idea…ed anche questo è tipico del personaggio. Non ci sono Groucho ed il maggiolone? Purtroppo i diritti d’autore esistono ed ostacolano la realizzazione dei film dei “nostri sogni”…meglio nulla oppure il primo film americano su un fumetto italiano? Perchè a differenza di quanto leggo in giro: questo è il primo e solo film sul personaggio. Dellamorte Dellamore ( da cui il film di cui tanto si parla) e Dylan Dog hanno solo una cosa in comune: il papà! Papà che prese spunto da un attore, Rupert Everett (come per tutti gli altri personaggi di casa Bonelli che hanno le fattezze di un personaggio celere)per la fisionomia di Dylan Dog e che non potè non gioire nel vederlo recitare nei panni di Dellamorte Dellamore nel film di Soavi…ma Dylan negli anni è cambiato e non sono pochi gli autore della serie a disegnarlo muscoloso proprio come Routh!”
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