Soldini continua la sua indagine nel mondo delle persone comuni affrontando il tema del tradimento.

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Film

Soldini continua la sua indagine nel mondo delle persone comuni affrontando il tema del tradimento.

Cosa voglio di più - la nostra recensione

Soldini continua la sua indagine nel mondo delle persone comuni affrontando il tema del tradimento.

Uno studio statistico reso noto lo scorso Aprile racconta che in Italia almeno una persona su quattro, con una relazione in corso, tradisce o ha tradito. La percentuale tra uomini e donne è pressocchè uguale (55% e 45%) così come le classi sociali (ricchi e poveri allo stesso modo). Insomma, il mettere e subire le corna è un’azione che riguarda moltissimi di noi. Silvio Soldini avrà probabilmente pensato a questo quando ha deciso di scrivere e dirigere “Cosa voglio di più”.

Cosa voglio di più

L’adulterio è da sempre uno degli elementi narrativi più utilizzati dal cinema, ma molto spesso viene inserito all’interno di contesti più ampi o giustificato come una via di fuga da altri tipi di problemi. Soldini decide invece di soffermarsi su come questi incontri fugaci entrino nella quotidianità di persone comuni. Uomini e donne con problemi economici, con una famiglia ancora da definire, con amici e parenti credibili e non semplici macchiette.

Cosa voglio di più

Il più grande merito del cinema di Soldini risiede proprio in questo: il suo è sempre un mondo reale, un posto dove bisogna comporre un codice per citofonare al vicino, in cui i motel si trovano fuori città e pretendono il pagamento anticipato, i genitori parlano con realismo e non c’è bisogno di scene emblematiche (stona giusto la scena del quadro messo di traverso) per capire dove stanno andando i personaggi. E’ per questo che si seguono due ore e dieci di pellicola senza stancarsi troppo, nonostante dopotutto, non accada poi molto. Attraverso un avvicinamento graduale, si entra davvero nelle vite dei protagonisti, nei loro pensieri, in quella voglia ogni tanto di fuggire senza una reale ragione, solo perché ci si sente di farlo. Siamo eterni insoddisfatti, abbiamo bisogno continuamente di sentirci vivi attraverso un’emozione in divenire. "Cosa vogliamo di più", rispetto a ciò che abbiamo già?

Cosa voglio di più

Forse si poteva accorciare un po’ (centodieci minuti di pellicola su un tradimento sono un po' esagerati), ma il difetto si perde all’interno di un merito più alto. “Giorni e nuvole”, il precedente film di Soldini, aveva una forza drammatica superiore ed in questo senso si potrebbe parlare di passo indietro, ma ci si trova di fronte ad un lavoro che non si può bocciare solo per questo. Bravissimi Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher e da segnalare sono le loro scene di sesso: tra le migliori offerte dal cinema italiano da anni.

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COMMENTI:
  • **PriNciPeSsA**
    giovedì 27 maggio 2010
    ore 12:57
    A me è piaciuto molto...sono rimasta lì immobile davanti allo schermo...sarà perkè in questa storia ho rivisto molto la mia...il fatto che i suoi personaggi siano gente molto comune, di bellezza non straordinaria, fa calare ancora di più nella realtà...bravo Soldini che non delude mai!
  • ambrata
    giovedì 20 maggio 2010
    ore 11:16
    io l'ho visto e mi è piaciuto molto. bravissimi favino e la rohrwacher!!!!!
  • Momo
    martedì 11 maggio 2010
    ore 16:18
    Sona andata a vedrere questo film sperando in un capolavoro come Pane e Tulipani ma mi sono annoiata, l'ho trovato lento e banale.
  • alessandro
    sabato 8 maggio 2010
    ore 0:55
    Mi dispiace per chi ha scritto questa recensione, ma a metà del film mi sono stancato eccome. Perchè va bene raccontare il microcosmo delle coppie "precarie" (brand di successo per qualunque regista non abbia una buona idea di questi tempi) ma c'è un limite. Anche il più piatto dei mari gni tanto un'increspatura se la becca. Soldini no. Dico, ci voleva tanto a dare un pò più di tono e di fascino a quei personaggi! Per non parlare dei dialoghi (scopata-messaggino, oppure "quando ci rivediamo", "mi manchi, ti voglio"). Oltretutto, alla ricerca di un qualche messaggio o uno straccio di chiave narrativa in questo capolavoro del cinema italiano sovvenzionato, non c'è manco tutta sta retorica sociale sul "precariato". Mi dispiace per Soldini, ma W BRUNETTA!
  • uncadunca
    venerdì 7 maggio 2010
    ore 10:08
    una vera noia, non trasmette intensità emotiva e la storia non è convincente
  • cicognoso
    martedì 4 maggio 2010
    ore 5:57
    ....COMPLIMENTI VIVISSIMI A SOLDINI , CHE SI RIVELA UN ADRIAN LYNE DI CASA NOSTRA.....BRAVO !
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