Abbiamo visto il kolossal di Giuseppe Tornatore che ha aperto il 66simo Festival di Venezia. Il film e un imponente affresco storico che racchiude tutto il discorso cinematografico portato avanti dal regista. Difetti inclusi.

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Abbiamo visto il kolossal di Giuseppe Tornatore che ha aperto il 66simo Festival di Venezia. Il film è un imponente affresco storico che racchiude tutto il discorso cinematografico portato avanti dal regista. Difetti inclusi.

Anteprime veneziane: Baarìa

Abbiamo visto il kolossal di Giuseppe Tornatore che ha aperto il 66simo Festival di Venezia. Il film è un imponente affresco storico che racchiude tutto il discorso cinematografico portato avanti dal regista. Difetti inclusi.

A tre anni dallo sconfinamento nel noir esistenziale de “La sconosciuta”, Giuseppe Tornatore apre il festival di Venezia del 2009 con uno dei suoi lungometraggi più ambiziosi. “Baarìa”, imponente affresco storico con cui il regista dipinge molti decenni del suo paese natale, il microcosmo umanissimo e melodrammatico di Bagheria.

Fin dai tempi di “Nuovo Cinema Paradiso”, “L’uomo delle stelle” o “Malèna”, Tornatore ha saputo raccontare i luoghi che conosce meglio attraverso la forza del mezzo-cinema; con “La leggenda del pianista sull’oceano” ha poi dimostrato di saper trovare grandi momenti di poesia gestendo anche produzioni molto impegnative. Con “Baarìa” l’intento esplicito è quello di provare a fondere queste due componenti del suo cinema in un lungometraggio che tenta di alternare con equilibrio l’intimismo della vita privata con la grandiosità della ricostruzione dei momenti storici più importanti e drammatici dell’arco di tempo narrato - dal ventennio fascista ai giorni nostri.  

Tornatore è un regista con un notevole senso dell’immagine, e sa produrre spettacolo propriamente visivo: il suo stile di regia sa valorizzare al massimo il grandissimo lavoro di scenografie, costumi e ricostruzione storica. Se lo spettacolo dunque è garantito, grazie anche alle musiche di Ennio Morricone come al solito magniloquenti, quello che tutto sommato manca a "Baarìa" è invece la capacità di ricostruire quadri familiari realistici, in grado di arrivare al cuore del pubblico con scorci piccoli ma densi di sentimento. Il film, incentrato su una coppia protagonista ma in realtà molto più corale di quanto si possa pensare, segue una molteplicità di figure e di eventi senza trovare una linea narrativa "forte", capace di focalizzare l'attenzione dello spettatore su un particolare snodo narrativo o su un determinato carattere. In questo modo il risultato è un bel quadro d'insieme, mancante però di un nucleo drammaturgico preciso. La sceneggiatura, scritta dallo stesso Tornatore,  avrebbe probabilmente necessitato di una maggiore focalizzazione sulla storia d'amore che lavora da perno all'intera vicenda.  

"Baarìa" può dunque essere considerato il film che racchiude tutto il discorso cinematografico portato avanti da Giuseppe Tornatore fino ad ora, ma con esso purtroppo anche determinati difetti già esplicitati in precedenza. Il film è visivamente importante, a tratti sontuoso: ad essere carente però è il sentimento autentico, quello che viene generato prima di tutto da una storia veramente coinvolgente e da personaggi fortemente caratterizzati. Certo, poi il cineasta è capace di sopperire a questo con la potenza delle immagini, ma non sempre l'espediente basta, soprattutto nell'arco di due ore e mezzo di proiezione, e la superficialità bozzettistica con cui vengono tratteggiati alcuni passaggi storici lascia un deciso amaro in bocca.  

Per saperne di più:

Il Trailer di Baarìa
 

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COMMENTI:
  • peter parisius
    lunedì 15 febbraio 2010
    ore 6:13
    In un film - così come in un'opera letteraria - si possono tentare di raccontare decenni di storia, storia di un uomo e di una terra, ma mai usando un taglio veloce come fa Tornatore soprattutto nella prima ora di pellicola! Per esempio, nello spazio di un solo minuto vediamo sia i bombardamenti degli Alleati sia la Liberazione... Dagli Anni Cinquanta-Sessanta in poi la narrazione si assesta un po' (certo: è il tempo della gioventù del regista!), e tuttavia la sceneggiatura continua a fare acqua da tutte le parti, troppi personaggi vogliono mettersi in risalto e "spingere" per entrare nello spazio visivo dello spettatore, troppi attori si muovono come pupi siciliani anziché come uomini, e dunque privi di quella forza espressiva che caratterizza i siciliani e i meridionali in genere. Mancano i primi piani... l'idea generale è infatti quella di un teatrino, o di un mondo visto come attraverso la parte sbagliata del cannocchiale... Singoli episodi vengono incastonati qua e là e si blatera troppo in dialetto siculo come per un'autocelebrazione (immeritata!) dell'Isola e dei suoi abitanti e la sceneggiatura, pur se cerca di attenersi a una vaga storyline, non approfondisce certi aspetti importanti, ad esempio come si spiega la superstizione del personaggio principale (la visione funesta dei serpenti) con il suo credo politico. In generale, poi, la cittadinanza di Bagheria viene quasi nobilitata da Tornatore (durante il fascismo appaiono essere tutti contrari alla dittatura e ai suoi caporalicchi), ma allora com'è che oggi è uno dei comuni più devastati e più mafiosi d'Italia? Il regista avrebbe dovuto spiegarci questo. Non servono le apparizioni di un Renato Gattuso o di un Ignazio Buttitta ad elevare l'anima corale della cittadina. Tornatore doveva decidersi: o realizzare un film politico, accusatorio, o limitarsi alla narrazione aulica. Ma è rimasto incastrato a metà. Peccato per le centinaia di milioni e per il tempo buttati via!
  • Mattia
    sabato 7 novembre 2009
    ore 10:52
    Ho visto da poco il film, credo che sia nel complesso un film che superi la sufficenza. D'altro canto anche io come cita la recenzione mi sarei aspettato un pizzico di sentimento in più, sentimento inteso con un accezione propiamente letterale di "stato affettivo della coscienza" di chi vuole raccontare le emozioni della sua terra. Si propio le emozioni mancano in questo lungometraggio, ma non emozioni legate, come dice il relatore sopra, a una storia d'amore raccontata più intensamente oppure a una improbabile morale solita sulla famiglia, bensì emozioni che facciano leva sulla sicilia come terra, come terra amata dall'autore. Infatti l'intento verista è mal riprodotto, nel momento in cui si eccede nel racconto "politico" fortemente autobiografico. Da siciano insomma avrei voluto vedere una descizione più sentita, una foscoliana descrizione di una terra che si odia e si ama, ma lo si fa sempre intensamente. Manca d'altronde quella componente di originalità(vedi il film " Il Divo"). In conclusione molto belle le musiche e la scenografia sorprendente, inoltre sono rimasto colpito dalla ben fatta caratterizzione di alcuni personaggi e dalla "scelta di volti" siculi. Viva la cinematografia italiana.
  • brenda
    domenica 1 novembre 2009
    ore 5:21
    Indubbiamente il regista non ha voluto ammaliare il pubblico con la descrizione approfondita della storia d'amore dei due protagonisti, ma questa è una scelta tutt' altro che criticabile... in un cinema italiano dove tutto si concentra sui sentimenti, è bello per una volta vedere un film legato nell'insieme da una magia descrittiva e visiva capace di andare oltre l' immaginario classico comune, oltre il canonico nodo centrale dell' amore, finalmente un film dove i personaggi sono uniti dalla loro volontà collettiva e non tipicamente individuale. Splendida la scenografia.
  • Fabrizio
    lunedì 26 ottobre 2009
    ore 5:58
    questo è il sentimento che si è insinuato dopo una ventina di minuti ed è aumentato fino a diventare insofferenza. L'imponente colonna sonora e la stupenda scenografia appesantiscono di aspettative che rimangono insoddisfatte a causa di una trama farraginosa e della mancanza di approfondimento psicologico dei personaggi aggravato da alcune interpretazioni infelicemente macchiettistiche. A ridare un po' di dignità ci provano la brava Lina Sastri e Luigi Lo Cascio ma da soli non bastano. Apprezzabili gli spot di Beppe Fiorello. Si ha quasi il sospetto che la goffa caratterizzazione data al film sia stata studiata ad uso e consumo di chi vede gli italiani secondo i consueti stereotipi, offrendo allo spettatore una porzione di pasta condita con il ketchup. Di fatto stà che la prima ad essere stata tradita è proprio l'anima sicula.
  • francesco
    lunedì 26 ottobre 2009
    ore 1:01
    al di la della sceneggiatura (al di sotto delle aspettative) ho trovato alcuni passaggi carenti dal punto di vista tecnico. a tale proposito si veda il luccichio fuori dal comune dell'orecchino nel finale e il bambino che prende il volo su uno sfondo palesemente aggiunto...non saranno andati in sciopero gli addetti agli effetti speciali? l'aspettativa creata dai media su questo film è ingiustificata, la delusione dopo averlo visto è comprensibile, specie per chi si è commosso con la leggenda del pianista sull'oceano o nuovo cinema paradiso. ma probabilmente è per il regista questo film il più importante di tutti, è qualcosa che ha a che fare con le ragioni del cuore che non possono essere comprese dalla ragione di chi è spettatore (o semplicemente non è di bagheria)
  • francesca
    sabato 17 ottobre 2009
    ore 8:47
    Mi trovo conforme con le altre opinioni ,sommariamente il film ha un aspetto importante ,ma è molto carente di veri sentimenti e di un filo conduttore saldo. Alle fine della LUNGA pellicola ,si ha l'impressione che il regista nn sappia quel'è il modo migliore per concludere il film ,tanto da amalgamare molte situazioni ,fatti e personaggi nellì'intento di realizzare qualcosa di significivo ,ma a mio avviso il risultato è stato assai deludente ,troppe scene sconnesse tra loro ,poco stupore nel contenuto di esse ,molteplici tratti divertenti , in sinti un enorme calderone ricco di tutto ,con conclusione nulla. la nota assolutamene positiva le meravigliose musiche di morricone che non sbaglia mai un colpo!e un cast da capogiro ,assolutamente poco produttivo in questo contesto.
  • mauro
    venerdì 2 ottobre 2009
    ore 12:17
    Mi è piaciuto,ma non mi ha entusiasmato piu’ di tanto.Scorre veloce e non stanca.Ci si poteva aspettare qulcosa di piu’originale da Tornatore che rifà il verso (come molti hanno già detto) a Nuovo Cinema Paradiso,ma senza la sua magia. La fenicia Baarìa come centro dell’universo, dove non è necessario andare lontano per trovare l’essenza della vita.E chi ci prova,deve necessariamnte ritornarci… Tornatore gioca in casa,si vede e si sente,ma manca quella scintilla per infiammare il cuore della gente. P.S.Visto ieri sera in un cinema di Cava dei Tirreni (SA). Purtroppo ho avuto l’impressione che la struttura a livello acustico e tecnologico in generale non fosse dei migliori. Pazienza!
  • Pina
    martedì 29 settembre 2009
    ore 11:59
    sono d'accordo. la coralità del film non sopperisce alla mancanza di vero sentimento. il film non fa commuovere, le scene, spesso caricaturali, sono slegate tra di loro. bravi gli attori e belle le scenografie, ma manca un nucleo narrativo importante. passa su tante vicende senza mai approfondirle.
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