Dark Shadows - la recensione del film

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    “Genio su commissione”. Una sottrazione il cui risultato finale degrada la prima parola riducendola a “ottimo mestierante con tocchi di grande cinema”. Così è “Dark Shadows”, i cui primi venti minuti rispecchiano un Tim Burton nel pieno della sua freschezza dopo la tanto discussa parentesi di “Alice in Wonderland”. Quelle prime battute accolgono lo spettatore a braccia aperte in un mondo gotico in cui la macchina da presa si muove senza alcun problema tra i vivi e i (non)morti.

    Esteticamente perfetto, il film parte con un pieno di effetti speciali che ricostruiscono il Settecento senza un pixel di troppo. Johnny Depp trova il baricentro tra la macchietta e l’icona, dando vita a un personaggio più energico dell’ormai stanco Jack Sparrow e più carismatico del pirata. Eva Green è la più bella strega malefica mai vista sul grande schermo da molto tempo a questa parte. Poi ci sono i Seventies, inquadrati con nostalgia, con l’uso di canzoni iconiche e “Night in White Satin” di The Moody Blues nei titoli di testa.

    Fin qui tutto bene direbbe il protagonista de “L’odio”, c’è perfino l’horror vero e proprio nella sequenza del risveglio di Depp. D’un tratto si passa alla commedia nera con l’introduzione del resto del cast. Una specie di Famiglia Addams. Ci si muove verso il romantico con la storia d’amore impossibile e maledetta e si passa a fantasmi con una missione da compiere. Burton riesce comunque a mantenere calma ed eleganza in questo salto mortale tra i registri narrativi.

    Il problema è la sceneggiatura di Seth-Grahame Smith (già autore del romanzo “Orgoglio, pregiudizio e zombie”): il tono è quello della farsa e tutto lo humour è basato sulla gag del vampiro settecentesco che si ritrova fuori dal suo tempo nella società moderna (la più riuscita è quella in cui il protagonista cerca di modernizzarsi confrontandosi con gli hippie). Ancora una volta Johnny Depp si ispira ai cartoon - aveva già concepito Sparrow pensando a Pepé la puzzola e adesso il suo Barnabas somiglia a Willy il Coyote. Finale con risoluzione pirotecnica dei fatti: il film volge allo spettacolo fracassone per chiudere i cerchi narrativi dei personaggi. Ciononostante è un piacere ritrovare Michelle Pfeiffer, la cui grazia riecheggia con nostalgia i tempi in cui Burton la chiamò per fare Catwoman. Quando la simpatia di Depp comincia a sconfinare troppo, ci pensa Eva Green, servita splendidamente dagli effetti speciali che le frantumano il volto come quello di una bambola di porcellana.

    Piacevole, divertente ma troppo lungo, “Dark Shadows” non è certamente la massima rappresentazione della genialità di Burton. Forse è un primo passo verso la riacquisizione della sua piena autorialità, anche a servizio dei mega budget che gli Studios gli mettono a disposizione.

    di Pierpaolo Festa

TRAMA

Nel 1752 Joshua e Naomi Collins, insieme al figlioletto Barnabas, salpano da Liverpool, in Inghilterra, in cerca di una nuova vita negli Stati Uniti. Ma neppure l'oceano è sufficiente a sfuggire alla maledizione che ha colpito... LEGGI TUTTO...

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