Come lo sai - la recensione del film

Come lo sai - Locandina
  • Come lo sai - la recensione del film

    Sei anni dopo il poco fortunato (e poco memorabile) “Spanglish”, James L. Brooks torna a fare centro echeggiando le atmosfere di “Qualcosa è cambiato”, con personaggi che appartengono sempre alla upper class e che quasi mai vediamo fuori dai loro meravigliosi appartamenti di Washington D.C.

    Il triangolo d’amore tra Reese Witherspoon, Owen Wilson e Paul Rudd è il pretesto per concentrarsi, invece, sulla vita di tutti i giorni e sui i vari ostacoli su cui ci si sofferma una volta perso di vista ogni obiettivo: c’è chi si innamora disperatamente, chi è costretto a dire addio alla sua carriera, chi dà alla luce i bambini e chi invece manipola i figli nel nome del puro egoismo. C’è proprio tutto – e forse anche troppo – in “Come lo sai”, ma questo non vuol dire che il film non funzioni.

     Il regista lascia respirare la pellicola al ritmo di spunti agrodolci che non cercano una fuga nella battuta a effetto, soffermandosi sui primi piani dei protagonisti e sulle loro capacità espressive. E assesta qualche colpo sentimentale vincente, come nella sequenza in cui il personaggio di Rudd fa ripetere davanti a una telecamera una dichiarazione d’amore (una delle scene madri del film che incarna perfettamente lo spirito romantico e comico di Brooks). Il suo cinema è garanzia di ottima recitazione (in passato ha fatto piovere nomination all’Oscar sui suoi cast) e, anche questa volta, Brooks non si smentisce.

    Sebbene Owen Wilson si ricicli ancora nel ruolo di un tipo tanto gentile quanto fuori di testa (e si tratta proprio del personaggio più debole del film), la macchina da presa si concentra invece su Reese Witherspoon che presto abbandona ogni smorfia per tirare fuori Talento e Bellezza, che non a caso scriviamo a lettere maiuscole. La affianca Paul Rudd, nuovamente impeccabile nei ruoli costruiti apposta per lui: mezzo sfigato, mezzo romantico e perfetto a suscitare buon umore grazie a mimica e tempi comici. Jack Nicholson (invecchiato e stanco perfino nel suo tono di voce) torna a recitare per il suo amico regista, un ruolo minore che gli concede giusto il tempo di qualcuna delle sue smorfie, le solite che inevitabilmente finiamo per adorare.

    Tra softball, crisi finanziarie e seconde occasioni, Brooks si approccia alla rom-com in un modo non poi così diverso da quello che il maestro Michael Mann applica al thriller, concentrandosi nel creare un’atmosfera capace di avvolgere completamente e riscaldare chi sta a guardare. Il regista ci crede fino in fondo, la sua sceneggiatura a tratti finisce fuori strada, ma la sua macchina da presa si prende cura dei dettagli, osando su scelte visive e tempi cinematografici sempre più insoliti a Hollywood. Un gran bel coraggio di questi tempi.

    di Pierpaolo Festa

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La vita di Lisa viene improvvisamente sconvolta quando scopre di essere stata tagliata fuori dalla nazionale femminile di softball. Tutto cio' per cui aveva lavorato duramente dall'età di otto anni è finito e, per la prima... LEGGI TUTTO...

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