Carnage - la recensione del film
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Carnage - la recensione del film
La completa dissoluzione delle convenzioni occidentali in un salotto. Roman Polanski torna a parlare di (falsi) valori borghesi, dell’apparenza contro la vera natura umana, di ciò che appare in superficie e ciò che si agita nel profondo. “Carnage”, tratto dal play “Le dieu du carnage” di Yasmina Reza, mette a nudo l’animo umano spogliandolo delle sovrastrutture della convivenza civile, contrapponendo due coppie di genitori che discutono, dapprima amichevolmente e poi via via sempre più violentemente, di un litigio tra i loro figli maschi, due bambini di undici anni, e della violenza che uno ha arrecato all’altro, forse inconsapevole della portata delle sue azioni.
Ma quello che inizia come un incontro che ha lo scopo di risolvere le cose “da grandi”, diventa presto una sorta di match di wrestling psicologico e in parte fisico, tra quattro persone che regrediscono contemporaneamente all’infanzia – “Non possiamo farci travolgere dai litigi di due bambini”, cercano spesso di ricordarsi – e all’età barbarica. Perché, se le piccole cortesie, i sorrisi di circostanza e il tatto vengono messi da parte, quello che ne esce è l’umano nel suo stato più puro, brado, libero da ogni limitazione e capace di esprimere le proprie idee con assoluta onestà. Peccato che, come ci mostra Polanski, quello che si agita sotto la superficie non sia tanto bello da vedere: in fondo non siamo che animali addomesticati da noi stessi.
La forza della messa in scena colpisce come un gancio: eccoci qui, in questo salotto borghese, tra questi quattro contendenti che si alleano, si scontrano, si allontanano e poi trovano insospettabili ragioni per riavvicinarsi. Il tutto ripreso con un dinamismo impressionante: Polanski scompone lo spazio, passando da inquadrature più ordinate e canoniche ad angoli imprevedibili, frammentando la scena in modo da rendere visivamente lo sgretolarsi non solo delle relazioni tra le due coppie di estranei, ma anche dei due matrimoni. Jodie Foster, Kate Winslet e i loro “mariti” John C. Reilly e Christoph Waltz sono tutti perfetti, in particolare quest'ultimo, il cui sguardo sardonico e la cui ironica freddezza si sposano perfettamente con il mondo messo in scena da Polanski. La Foster invece agisce da istigatrice, è la scintilla che genera la “carneficina”, per poi tentare di ritrarsi dalla battaglia erigendo un muro di politicamente corretto.
“Carnage” è la fine di tutto, è un universo che esplode in un appartamento di New York (in realtà Parigi), la capitale del pensiero occidentale. E tutto, infine, per motivi futili, per sciocchezze che vengono ridimensionate in un twist finale che si distacca dal testo teatrale – ma è stato comunque concepito insieme alla Reza – e mette pienamente in campo l’ironia sulfurea del regista.
di Marco Triolo
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Carnage - trailer italiano

