ZWARTBOEK
In un concorso che fino ad ora ha riservato quasi soltanto delusioni, quest’ultimo lungometraggio è senza dubbio la pellicola più convincente vista fino ad ora
Per sfuggire alla persecuzione nazista in Olanda la giovane ebrea Rachel (Carice Van Houten) è costretta a nascondersi ed a celare la sua religione d’appartenenza. Quando la sua intera famiglia viene trucidata dai tedeschi sotto i suoi occhi, la ragazza entra a far parte della resistenza al regime oppressore, e decide immediatamente di agire come spia all’interno del quartier generale nazista per fornire ai suoi compagni le notizie necessarie ad organizzare la propria difesa. Finita sotto il servizio del comandante in capo Ludwig Munte (Sebastian Koch), rachel inizia pian piano ad innamorarsene, fino a decidere di salvarlo quando i suoi stessi compagni hanno decretato la sua morte. Scampata a vari pericoli la giovane – che intanto ha assunto l’identità di Ellis – si troverà a dover decidere da che parte stare, e soprattutto scoprirà che anche nelle file della Resistenza si celano traditori ed antisemiti…
Tornato dopo circa vent’anni al timone di una produzione europea, l’olandese Paul Verhoeven riesce mirabilmente a riportare su questa sponda dell’oceano le capacità registiche che ha affinato nelle sue svariate produzioni hollywoodiane. Diretto con una spigliatezza ed un senso del ritmo cinematografico che purtroppo in Europa ancora non sembra appartenere alle mega-produzioni, “Zwartboek” (letteralmente “Il libro nero”) si presenta come una pellicola di efficace impatto visivo ed emotivo, capace di essere sia un prodotto destinato ad un consumo più ampio che riflessione non conciliatoria ed invece dialettica su un periodo storico così importante: il cinismo di fondo che contraddistingue il miglior cinema di Verhoeven qui si sposa perfettamente con una storia in cui le opposte fazioni contengono una serie di ambiguità etiche ed ideologiche di forte spessore critico. E’ difficile trovare in una produzione destinata principalmente all’intrattenimento una componente così elevata di disillusione e ferocia verso le figure messe in scena. Il regista compone uno spettacolo visivo di prim’ordine, che si poggia su una sceneggiatura in grado di sfruttare con pienezza tutti gli stilemi dello spy-movie. Efficacissimo sotto il punto di vista spettacolare, molto intrigante nella trama, piuttosto ben recitato da attori sconosciuti al pubblico internazionale, “Zwartboek” è senza dubbio uno dei migliori film dell’autore di “Basic Istinct” (id., 1992) e "Starship Troopers" (id., 1998).
In un concorso che fino ad ora ha riservato quasi soltanto delusioni, quest’ultimo lungometraggio è senza dubbio la pellicola più convincente vista fino ad ora: l’estetica “mainstream” di uno sforzo produttivo importante viene sfruttata dal regista per realizzare un’opera di ampia fruibilità ed allo stesso tempo un film corrosivo, problematico, intriso di una sferzante cattiveria di fondo. In una mostra fino ad ora decisamente sotto tono, una piccola perla.
- Gigi sabato 10 febbraio 2007 ore 18:44
- le personalità dei personaggi non si esprimono in considerazione del fatto che il regista vuole cercare di recuperare dall'inconscio ciò che gli uomini non riescono a esacerbare dalla loro personalità
