Ma bisognava davvero aspettare il festival di Torino – che ringraziamo sentitamente – per poter vedere in Italia il nuovo film di Oliver Stone dedicato alla figura del Presidente degli Stati Uniti appena sostituito dal democratico Barack Obama? Se, come viene riportato da più fonti ufficiose, “W.” (id., 2008) ha saltato il festival di Venezia perché non ancora pronto, ed è stato “evitato” alla Festa di Roma perché non troppo gradito al nostro pallido Presidente del Consiglio, ci ha finalmente pensato Nanni Moretti a regalarci la visione di una pellicola che tra l’altro non ha ancora trovato una casa di distribuzione in Italia, e con tutta la robaccia insulsa che viene gettata dentro i nostri cinema viene più che lecito porgersi qualche interrogativo…
Fatta la dovuta premessa, iniziamo subito col testimoniare che “W.” appare fin da subito come un’opera che racconta della sorprendente maturità con cui Oliver Stone l’ha realizzata. Questa volta il biopic su George Bush Jr., non risente, come in precedenza quelli dedicato a J.F.J. e Richard Nixon, di una messa in scena esplosiva e forsennata che interviene in maniera eccessivamente espressionista sul racconto.
Tutt’altro. Questa ultima fatica di Stone è un film dal ritmo preciso, suadente, che si muove con la sicurezza di una parabola per raccontare l’ascesa e le difficoltà psicologiche di un uomo che vive all’ombra del padre-padrone, e che per ribellarsi a tale sudditanza filiale improvvisa mille lavori e tentativi di eccellenza, fino a trovare la sua strada nella politica di facciata.
Il filo conduttore emotivo di “W.” e senza dubbio questo, e Stone lo cavalca adoperando i due differenti generi del melodramma e della commedia satirica: soprattutto questa seconda anima del film è perfettamente calibrata, e si sprigiona anche grazie ad un uso molto intelligente e sornione di una colonna sonora da commedia ridanciana. Se questo lungometraggio vuole mettere alla berlina l’operato di un presidente inetto e guerrafondaio, ci riesce con una sorprendente eleganza ed uno stile compassato che da questo cineasta francamente non ci saremmo aspettati.
Il cast d’attori che compongono lo staff di Bush Jr è straordinario, praticamente perfetto, con in testa un grande e Richard Dreyfuss che impersona Dick Cheney, seguito da un altrettanto convincete Jeffrey Wright che invece da volto al generale Colin Powell. Se a questi attori aggiungete nomi del calibro di James Cromwell, Ellen Burstyn, Scott Glenn, Elizabeth Banks tanto per citarne alcuni, il cast non può che essere unito in un unico applauso. A parte è il discorso poi per il protagonista, Josh Brolin, che riesce ad essere convincente senza mai risultare macchiettistico, testimonianza dell’alta qualità del suo lavoro.
“W.” é un lungometraggio solido ed intelligente, un attacco in punta di fioretto contro un Presidente degli Stati Uniti accusato dalla pellicola di essere ottuso ed inetto, guidato soprattutto dall’ansia di rivalsa nei confronti di una figura paterna ingombrante. La tesi del film, per come ce la mostra, funziona a dovere, e soprattutto è un gran divertimento abbracciarla e di conseguenza ridere insieme a Stone dello spettacolo da baraccone che mette in scena.



