Intanto il festival poteva davvero concludersi decretando cosi anche gli ultimi vincitori. Due su tutti, probabilmente. Spesso in estremo contrasto, il pubblico e il direttore della mostra de Hadeln possono tornare a casa tranquilli...
Intanto il festival poteva davvero concludersi decretando così anche gli ultimi vincitori. Due su tutti, probabilmente. Spesso in estremo contrasto, il pubblico e il direttore della mostra de Hadeln possono tornare a casa tranquilli...
Gli ‘ultimi’ vincitori del Festival…
Intanto il festival poteva davvero concludersi decretando così anche gli ultimi vincitori. Due su tutti, probabilmente. Spesso in estremo contrasto, il pubblico e il direttore della mostra de Hadeln possono tornare a casa tranquilli...
Intanto il festival poteva davvero concludersi decretando così anche gli ultimi vincitori. Due su tutti, probabilmente. Spesso in estremo contrasto, il pubblico e il direttore de Hadeln possono tornare a casa tranquilli. De Hadeln per aver sorpreso un po’ tutti, con la sua calma che lo faceva apparire un semplice ‘impiegato a termine’ e invece abile nell’allestire in poco tempo una mostra per nulla priva di carattere. Certo mancava il capolavoro, ma come dimenticare i timori della vigilia? I film hanno saputo scuotere, commuovere, impressionare. E la presenza di lavori molto critici nei confronti della nostra società ha lasciato di stucco chi credeva di trovarsi a partecipare a una mostra edulcorata. Sbeffeggiato, spesso insultato dal pubblico in fila all’entrata della Sala Grande, de Hadeln non è mai fuggito ed è stato pronto a rispondere anche alle ultime accuse, quelle lanciategli da Riva, membro del consiglio d’amministrazione della Biennale, scandalizzato per la vittoria di “Magdalene”: “il suo parere non è condiviso dal pubblico”, ha mormorato senza abbandonare i suoi toni pacati.
E così si è scoperto che non serbava rancore contro il pubblico, de Hadeln. Quel pubblico che, fin dal terzo giorno, si fermava a firmare una petizione lanciata da Ippoliti perché “Magdalene” venisse proiettato ancora, vista la moltitudine di coloro che lo avevano perso. Un pubblico educato e attento. Capace di sopportare il caldo e l’assurda carenza di bagni confortevoli. Quel pubblico che è rientrato in Sala Grande con l’entusiasmo dei primi giorni, nel momento in cui Dario Fo e Fiorello hanno cominciato ad arringare i presenti: “se il pubblico non rientra, neppure noi lo faremo”. L’ultima proiezione (“Johan Padan a la descoverta de le Americhe”) ha sancito così, definitivamente, un concetto tanto banale da essere facilmente dimenticabile: è il pubblico il vero giudice.
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