A meta tra il film e il documentario, nell'opera di de Oliveira la memoria e nuovamente protagonista.
A metà tra il film e il documentario, nell'opera di de Oliveira la memoria è nuovamente protagonista.
Porto da minha infancia
A metà tra il film e il documentario, nell'opera di de Oliveira la memoria è nuovamente protagonista.
Ancora la memoria è la protagonista dell’ultima opera del grande de Oliveira. Una memoria tutta personale ma che si offre generosa alla collettività che ama il cinema ed in particolare il cinema portoghese.
Nato da un progetto per “Porto 2001 Capitale Europea Della Cultura”, questo film diventa qualcosa di più. Così, dai ricordi dell’infanzia del cineasta, i ricordi della sua città (Porto, a cui nel 1931 dedicò il suo primo film) il racconto si allarga ai costumi di un paese, alla sua storia e agli artisti che lo hanno reso celebre, per arrivare all’amore per la patria, terra madre e balia tra le braccia della quale de Oliveira sembra essere pronto a tornare. Un mediometraggio, forse un po’ discontinuo, che può stancare e mostrare l’età del regista, ma che subito finisce per conquistare lo spettatore con l’incanto delle immagini nitide e perfette, cariche di poesia visiva. Storia personale che costruisce su di sè la storia del cinema in modo didascalico, integrando in esso filmati e documenti d’epoca (tra cui anche dei frammenti della prima pellicola portoghese su cui era impressa l’immagine degli spettatori dell’operetta ”Mis Diable”, scena riproposta a conclusione del film ambientata però nei nostri giorni come icona della ciclicità del tempo e dell’immortalità dell’arte cinematografica). Ma molti altri documenti scorrono durante l’affascinante storia del tempo che è passato, e le immagini superstiti di ciò che ci fu, ciò che era, vengono sostituite da quelle attuali. Definire questo lavoro “documentario” o “film” risulta riduttivo; è più giusto definirlo con il termine “manifesto” o addirittura “testamento artistico”, così pieno di distacco dalla vita, disincantato, che lo rende più vero e più sentito. Nella maturità artistica di de Oliveira i suoi fedeli continuano a trovare gli elementi costanti che accompagnano le sue opere: l’amore per le scenografie teatrali e la musica classica, così come le citazioni dalla cultura medievale.
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