Superpremiati un film sullaborto e uno sulleutanasia. In seconda fila, un film dove i fantasmi (di moda questanno al Lido) diventano poesia, eppoi giovani che raccontano i tumulti degli anni 70. La sorpresa, al solito, ha spazzato via ogni dubbio...
Superpremiati un film sull’aborto e uno sull’eutanasia. In seconda fila, un film dove i fantasmi (di moda quest’anno al Lido) diventano poesia. Eppoi giovani che raccontano i tumulti degli anni ’70.
Il trionfo di Mike Leigh
Superpremiati un film sull’aborto e uno sull’eutanasia. In seconda fila, un film dove i fantasmi (di moda quest’anno al Lido) diventano poesia, eppoi giovani che raccontano i tumulti degli anni ’70. La sorpresa, al solito, ha spazzato via ogni dubbio...
Il film di Leigh premia un’ottima regia e una storia delicata per nulla fuori dal tempo. Nonostante sia ambientato in un’Inghilterra anni ’50, il film può ancora far riflettere - ahinoi - chi ha deciso di mettere in discussione certe conquiste del secolo passato. Vera Drake (una magnifica Imelda Staunton, premiata come migliore attrice) nasconde un segreto: aiuta giovani donne ad abortire. Scoperta dopo la morte di una ragazza, resta sola ad affrontare le accuse più infamanti.
Mike Leigh e Imelda Staunton hanno ritirato i rispettivi premi con grande soddisfazione e sobrietà (come si conviene ai personaggi). In una serata confusa dall’ennesima gaffe organizzativa, anche ”Binjip” ha ricevuto il meritato riconoscimento - e nonostante le dimenticanze di una sbadata presentatrice (Claudia Gerini). Il premio speciale per la giuria, Kim Ki-Duk lo meritava senz’altro, visto il suo film poetico dove realtà e sogno si sospendono in un meraviglioso limbo.
Un riconoscimento quasi obbligato è andato anche a ”Mare dentro” con il Gran premio della giuria per Amenabar e la Coppa Volpi assegnata a Javier Bardem, giovane interprete di un cinquantenne che lotta per la morte. Parziale soddisfazione per il cinema italiano il premio Mastroianni per l’attore emergente, andato a Tommaso Ramenghi e Marco Luisi interpreti di ”Lavorare con lentezza”.
Superpremiati, dunque, un film sull’aborto e uno sull’eutanasia. In seconda fila, un film dove i fantasmi (di moda quest’anno al Lido) diventano poesia. Eppoi giovani che raccontano i tumulti degli anni ’70. Se la Mostra doveva raccontare la ’nuova’ Italia, ci è riuscita solo con i disastri organizzativi. Una giuria ponderata e autonoma ha sconvolto le previsioni. Viste le attese e le premesse nonché le promesse, il silenzio non poteva che essere d’oro.
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