julianne moore,gloden globe 2003,hfpa,meryl streep,nicole kidman courtesy © Hollywood Foreign Press Association

Tre vite riflesse – confuse, drammatiche, sghembe – a cui solo la letteratura sembra dare un senso.

Meryl, Julianne e Nicole

Tre vite riflesse – confuse, drammatiche, sghembe – a cui solo la letteratura sembra dare un senso.

Tre vite riflesse – confuse, drammatiche, sghembe – a cui solo la letteratura sembra dare un senso. Questo era l’idea centrale del bellissimo romanzo di Michael Cunnigham, a cui il film si mantiene incredibilmente fedele. Sembra infatti che Cunnigham passerà alla storia come il primo e unico scrittore che si è trovato pienamente d’accordo sulla trasposizione cinematografica di un proprio romanzo. E visto il successo, lo sceneggiatore David Hare sta preparando l’adattamento cinematografico di un altro caso letterario: “Le correzioni” di Jonathan Franzen.

Un’architettura leggera ed elegante, un’intensa colonna sonora firmata da Philip Glass, e soprattutto una sinfonia di attrici da togliere il fiato. Ecco il segreto delle nove nomination all’Oscar. E’ un film che merita di essere visto in lingua originale, “The Hours”. Solo così si può apprezzare a pieno la vitalità disperata di Clarissa–Meryl Streep, che singhiozza in una cucina assolata tagliando i gambi dei fiori, pensando alla felicità che è arrivata un pomeriggio d’estate del 1965 e non è più tornata.

La tensione nei sorrisi di Laura-Julianne Moore, che dopo “Lontano dal paradiso” continua a proiettare ombre oscure e minacciose sui rassicuranti anni ’50, con i vestiti a vita alta, le macchine lunghe, i capelli vaporosi.

E soprattutto la voce ruvida, ironica, spigolosa, di Nicole Kidman nei panni di Virginia Woolf. Dopo aver recitato in russo in “Bithday Girl”, l’attrice australiana si impadronisce di un perfetto inglese cimentandosi con il ruolo più difficile della sua carriera, e si candida in pole position per la statuetta come Migliore Attrice.

Eppure, la sua interpretazione ad alcuni non è piaciuta. I fan più intransigenti della Woolf hanno dichiarato che la “sua” Virginia è solo una pazza depressa, una caricatura. Hanno giudicato irritante la sua ossessione per il suicidio e imperdonabile l’assenza delle sue passioni politiche. Per non parlare del naso finto, un vero insulto alla bellezza eterea della Woolf. Insomma, a detta dei detrattori, la Virginia di Nicole è strabica, abulica, assillante.

Malgrado ciò, il film, che in America è stato molto apprezzato dalla critica, è stato in qualche modo riconoscente a Virginia Woolf: “Mrs Dalloway” è in testa alle classifiche di vendite, e per la prima volta dal 1925, è diventato un best seller.
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