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Film

Un thriller “cinefilo” dalle belle atmosfere e dal ritmo serrato.

"Tesis"

"Tesis"

Un film di Alejandro Amenábar, con Eduardo Noriega, Ana Torrent, Fele Martinez.

La trama
Angela sta preparando una tesi sul rapporto tra violenza e mezzi di comunicazione, quando per caso si imbatte in una strana morte: il suo anziano professore di Cinema ha avuto una crisi d’asma vedendo un misterioso film in videocassetta. La curiosità della ragazza la spinge a prendere il film e a vederlo in compagnia di un altro studente, Chema, appassionato di horror e violenza. Quello che i due vedranno sarà terribile, e darà inizio ad una cupa, inarrestabile catena di eventi…

Il giudizio
Ottimo esordio alla regia dell’autore di “Apri gli occhi”. Un thriller “cinefilo” dalle belle atmosfere e dal ritmo serrato, col giusto mix di tensione e ironia. Da non perdere.

Il commento
Con ritardo incolmabile (il film è del 1995!), dopo lo splendido fantamelodramma “Apri gli occhi” e prima dell’esordio americano con Nicole Kidman e Christopher Eccleston “The Others”, finalmente esce in Italia l’ottima opera prima del giovane (classe 1972) regista di origine ispano-cilena Alejandro Amenábar, film che ha racimolato ben sette premi Goya (gli oscar spagnoli). Pochi autori di ventitré anni si possono vantare di possedere una tale padronanza della scrittura, un’idea salda e precisa della messa in scena e un’intuitiva conoscenza del pubblico, che per tutto il film rimane preso dallo sviluppo, dai personaggi e dalle invenzioni narrative ben calibrate. Se “Tesis” ha qualche pecca (alcuni sbandamenti, un equilibrio complesso che in certi momenti non viaggia sempre in carreggiata) si riscatta completamente per la complessità del materiale e l’affascinante ricchezza di strati di lettura che porta in dote. Amenábar è evidentemente un cinefilo, un’amante del cinema, e per prima cosa mette in scena con intelligenza questa passione girando un film su uno dei miti più inquietanti e persistenti del mondo della celluloide: lo snuff. Secondo la leggenda urbana (raccontata anche dal più recente “8mm” di Joel Schumacher), lo snuff è un film che riprende reali torture e uccisioni di esseri umani per un mercato sotterraneo clandestino, tanto vasto e lucroso quanto totalmente invisibile. Ma “Tesis” non è semplicemente la messa in scena mediata di quest’ipotesi agghiacciante: è una riflessione molto sottile e potente sulla morbosità insita nell’atto di guardare, estremizzata e amplificata quando ciò che si guarda è la rappresentazione iperrealistica della morte e del dolore. Quali sono i limiti del mostrabile? Quanto vanno assecondati i supposti “gusti” del pubblico? La protagonista Angela sta facendo una tesi proprio sul rapporto violenza/cinema che sembra cercare risposte a queste domande. Angela sostiene che la violenza le interessa solo a scopo di studio. Ma in realtà è una vera e propria curiosità morbosa che la spinge a raccogliere e a guardare il primo snuff, e man mano che la storia procede è evidente che Angela siamo noi, gli spettatori che temono e aspettano uno spettacolo meraviglioso, terribile ed estremo, mentre il disilluso ma puro Chema, che sa godere apertamente della sua morbosità, è Amenábar, una specie di traghettatore infernale che apparentemente mantiene un certo distacco dalla materia (e da Angela), ma in realtà ne è profondamente coinvolto. Il film, con piglio quasi carpenteriano, accentua (a volte anche un po’ goffamente) questa sudditanza inquietante dello spettatore nei confronti della visione, ne fa quasi un monito e un apologo ambigui fra il nichilismo più pessimista e l’ironia più catartica. Lo stesso erotismo, quando viene mostrato, è intriso della violenza della visione: una visione che esclude l’amore perché non è capace di rappresentarlo. Il giro di snuff che Angela e Chema portano alla luce è terribile, ma è ancora più terribile il fatto che i mezzi di comunicazione di massa (leggi: televisione) se ne approprino immediatamente e, con la scusa del diritto di cronaca, gli diano una diffusione ben più ampia di quanto gli stessi cinici realizzatori pensassero. Lo snuff, lo sfruttamento estremo e morboso legato al profitto, ne esce comunque vincitore. Con lo stesso scarto angosciante del finale di “Essi vivono” Angela e Chema spariscono dietro le porte di un ascensore, mentre un cartello chiude il film avvisando i telespettatori che stanno per andare in onda delle immagini che potrebbero sconvolgere i più sensibili. Ma “al pubblico va dato ciò che il pubblico vuole”, come recita uno dei personaggi della pellicola, e siamo pronti a scommettere, anche se il film non ce lo mostra, che nessuno distoglierà lo sguardo dallo schermo della televisione.
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