"TART"
"Tart"
Cat Storm (Dominique Swain) è una diciassettenne che frequenta un prestigiosissimo College di New York. Non si sente a proprio agio con la gente della sua stessa scuola e per questo stringe un’intensa amicizia con l’emarginata del gruppo, la stravagante Delilah (Bijou Phillips). La ragazza sembra dimostrarsi troppo precoce rispetto alla più infantile Cat, che dopo poco tempo riesce a farsi amica Grace, una ragazza del gruppo del cosiddetti “figli di papà”. Delilah viene emarginata da tutti e Cat, pur soffrendo per la sua amica, non riesce a proteggerla da loro. Nel gruppo dei rampolli newyorchesi c’è anche William (Brad Renfro), il ragazzo più carino del College, del quale si è invaghita Cat. Anche lui le rivolge delle attenzioni e, dopo alcune feste, i due si ritrovano a baciarsi. Intanto gli appartamenti che ospitano i loro raduni vengono di volta in volta derubati. Le accuse contro tutto e tutti diventano gli argomenti del giorno, a lezione e fuori.
Cat sembra essere felice, pur avendo un fratello ipocondriaco di 9 anni e una madre molto apprensiva ma anche molto distante. William invita Cat al prestigioso “Gold and Silver Ball”, ma le cose cominciano a prendere una brutta piega. Lui e i suoi amici fanno uso sfrenato di droga, che anche Cat decide di provare. Le cose precipitano, la ragazza rischia di morire. Cat confida i suoi segreti a William fidandosi di lui, ma qualcosa turba il ragazzo al punto che il giorno dopo tutto il College viene a conoscenza delle origini ebraiche di Cat, immediatamente allontanata dal gruppo. Ma in agguato c’è qualcosa di peggio…..
In sintesi
L’adolescenza della ricca America vista attraverso gli occhi dei protagonisti. Bella l’idea, scarsa la messa in scena.
Il giudizio
Per la regista, un esordio non dei migliori. Concediamole un’altra chance!
Il commento
Il sottotitolo del film, “Sesso, droga e…College”, inserisce perfettamente la pellicola all’interno di quello che possiamo chiamare il “filone dei film sui college americani”. E le tematiche di questo particolare genere cinematografico sono esattamente quelle: il sesso a tutti i costi, la droga come realizzazione e il College come obbligo imposto dalla più “in” delle società. Ma generalmente i film di questo tipo se non sono di genere demenziale (e basta citarne uno per tutti: “Animal House”), sono comunque divertenti e spensierati, come le avventure che raccontano.
L’opera prima di Christina Wayne, dal passato come redattrice per il "Rolling Stone Magazine”, è invece un film che cerca di affrontare in maniera più intensa gli stili di vita di questi ragazzi della “New York bene”. Ma il tentativo di scavare in fondo alle loro menti, di indagare nei loro atteggiamenti, nei loro modi di vivere l’adolescenza, il sesso e le droghe, si perde un pochino in una sceneggiatura che invece rimane molto superficiale. Anche la tecnica registica non è al culmine dell’originalità, ma ciò possiamo attribuirlo all’inesperienza del caso.
Le parti principali sono state affidate a due “adolescenti” nati cinematograficamente come bambini prodigio: Dominique Swain e Brad Renfro.
La prima, da ricordare bellissima e intrigante bambina nella versione firmata Adrian Lyne di “Lolita”, che qui ritroviamo ingrassata e, diciamolo pure, sfiorita nella sua bellezza adolescenziale, delude su tutti i fronti. Poco espressiva, segnata da un’andatura appesantita, la Swain cerca di dare il tutto per tutto ad un personaggio che sembra non appartenerle. D’altro canto non le è da meno il protagonista maschile, il Brad Renfro scelto da Joel Schumacher per interpretare il vivace bambino de “Il cliente”. Pur avendo avuto ripetuti problemi con la legge, derivanti dall’uso incondizionato di droghe, Renfro ha già all’attivo qualche importante pellicola, come “Sleepers” e “L’allievo”. Nonostante però le sue innate doti di attore, anche lui stavolta sembra non appartenere al personaggio che interpreta.
Affascinante e intrigante, invece, come ad ogni suo film, Melanie Griffith, che ritroviamo nel ruolo della madre di Delilah, risolleva un tantino le interpretazioni un pò avvilite dell’intero film. La sua apparizione, di probabili tre o quattro minuti di ripresa, lascia comunque un briciolo di speranza per le sorti di una pellicola, che, tuttavia, cede miseramente alla superficialità di un mediocre intreccio.
Cat sembra essere felice, pur avendo un fratello ipocondriaco di 9 anni e una madre molto apprensiva ma anche molto distante. William invita Cat al prestigioso “Gold and Silver Ball”, ma le cose cominciano a prendere una brutta piega. Lui e i suoi amici fanno uso sfrenato di droga, che anche Cat decide di provare. Le cose precipitano, la ragazza rischia di morire. Cat confida i suoi segreti a William fidandosi di lui, ma qualcosa turba il ragazzo al punto che il giorno dopo tutto il College viene a conoscenza delle origini ebraiche di Cat, immediatamente allontanata dal gruppo. Ma in agguato c’è qualcosa di peggio…..
In sintesi
L’adolescenza della ricca America vista attraverso gli occhi dei protagonisti. Bella l’idea, scarsa la messa in scena.
Il giudizio
Per la regista, un esordio non dei migliori. Concediamole un’altra chance!
Il commento
Il sottotitolo del film, “Sesso, droga e…College”, inserisce perfettamente la pellicola all’interno di quello che possiamo chiamare il “filone dei film sui college americani”. E le tematiche di questo particolare genere cinematografico sono esattamente quelle: il sesso a tutti i costi, la droga come realizzazione e il College come obbligo imposto dalla più “in” delle società. Ma generalmente i film di questo tipo se non sono di genere demenziale (e basta citarne uno per tutti: “Animal House”), sono comunque divertenti e spensierati, come le avventure che raccontano.
L’opera prima di Christina Wayne, dal passato come redattrice per il "Rolling Stone Magazine”, è invece un film che cerca di affrontare in maniera più intensa gli stili di vita di questi ragazzi della “New York bene”. Ma il tentativo di scavare in fondo alle loro menti, di indagare nei loro atteggiamenti, nei loro modi di vivere l’adolescenza, il sesso e le droghe, si perde un pochino in una sceneggiatura che invece rimane molto superficiale. Anche la tecnica registica non è al culmine dell’originalità, ma ciò possiamo attribuirlo all’inesperienza del caso.
Le parti principali sono state affidate a due “adolescenti” nati cinematograficamente come bambini prodigio: Dominique Swain e Brad Renfro.
La prima, da ricordare bellissima e intrigante bambina nella versione firmata Adrian Lyne di “Lolita”, che qui ritroviamo ingrassata e, diciamolo pure, sfiorita nella sua bellezza adolescenziale, delude su tutti i fronti. Poco espressiva, segnata da un’andatura appesantita, la Swain cerca di dare il tutto per tutto ad un personaggio che sembra non appartenerle. D’altro canto non le è da meno il protagonista maschile, il Brad Renfro scelto da Joel Schumacher per interpretare il vivace bambino de “Il cliente”. Pur avendo avuto ripetuti problemi con la legge, derivanti dall’uso incondizionato di droghe, Renfro ha già all’attivo qualche importante pellicola, come “Sleepers” e “L’allievo”. Nonostante però le sue innate doti di attore, anche lui stavolta sembra non appartenere al personaggio che interpreta.
Affascinante e intrigante, invece, come ad ogni suo film, Melanie Griffith, che ritroviamo nel ruolo della madre di Delilah, risolleva un tantino le interpretazioni un pò avvilite dell’intero film. La sua apparizione, di probabili tre o quattro minuti di ripresa, lascia comunque un briciolo di speranza per le sorti di una pellicola, che, tuttavia, cede miseramente alla superficialità di un mediocre intreccio.
FILM
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TART
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BRAD RENFRO
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BIJOU PHILLIPS
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DOMINIQUE SWAIN
