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Film

Tutti i lavori del regista

Filmografia

FILMOGRAFIA

LE IENE (Reservoir Dogs)
Usa ’92
Di Quentin Tarantino
Con Steve Buscemi, Harvey Keitel, Chris Penn, Tim Roth
Una banda di tipi eccentrici e sconclusionati, ognuno identificato da un colore, esegue una rapina in un negozio di diamanti. La polizia li bracca da subito, senza che i ladri possano compiere la fuga prevista. La presenza di una spia tra di loro è evidente.
Tarantino sceglie di non focalizzare il momento del furto. Il film orbita intorno a ciò che avviene successivamente, tra azione, sangue, e dialoghi bislacchi. Numerosi flashback svelano la preparazione del piano. Un occhio a “Rapina a mano Armata” di Kubrick, l’altro, all’universo blaxploitation e gore. “Le Iene” traccia i parametri del Tarantino’s touch, di quello che sarà il suo formidabile marchio di fabbrica.

Una vita al massimo (True Romance)
Usa ’93
di Tony Scott
Sceneggiatura di Quentin Tarantino
Con Christian Slater, Patricia Acquette, Dennis Hopper, Christopher Walken.
Clarence, venditore di fumetti appassionato di Elvis e di film di kung fu, si innamora di Alabama, una prostituta che gli amici gli hanno regalato per il compleanno. Fatto fuori il protettore di lei, i due si danno alla fuga in California, portandosi dietro una valigia di droga da rivendere per sistemarsi tutta la vita: non hanno fatto i conti, però, con i poliziotti e i gangster che si ritrovano alle calcagna.
Primo script di Tarantino, venduto per $ 50.000 e affidato alla direzione di Tony Scott, già contiene gran parte delle ossessioni del futuro regista, dalla violenza sfacciata all’immaginario kitsch di contorno, fino ovviamente all’umorismo nero. Peccato che la prevista struttura a incastro (tipica anch’essa di Tarantino) sia andata perduta, così come la morte finale di Clarence: il nostro, naturalmente avrà il tempo di rifarsi.

PULP FICTION (id.)
Usa ’94
Di Quentin tarantino
Con John Travolta, Samuel L.Jackson, Uma Thurman, Bruce Willis
Quattro storie di violenza e stravaganza si intersecano a Los Angeles. La narrazione di Tarantino scivola tra i punti di vista: interrompe e ricompone; scuce e rammenda. Nel frattempo introduce un universo di personaggi desunti dai suoi migliori deliri cinefili. Pugili, boss, pupe, storpi, gangster e killer, infilati in un noir postmoderno dall’iconografia glamour. Palma d’oro a Cannes nel 1994. Più che una sorpresa, una deflagrazione. Un esplosione di fantasia che squarciò il mondo del cinema.

Killing Zoe (id.)
Usa ‘94
di Roger Avary
Prodotto da Quentin Tarantino
Con Eric Stoltz, Jean-Hugues Anglade, Julie Delpy
Ed arriva a Parigi per aiutare l’amico Eric a mettere a segno una rapina in banca il 14 luglio. Ha il tempo di innamorarsi di una prostituta, Zoe, che casualmente finirà a fare da ostaggio proprio il giorno della rapina: la tragedia, nel delirio di violenza a cui Eric è spinto dall’eroina, è incombente.
Roger Avary, compagno di Tarantino e suo aiuto-sceneggiatore di fiducia, fa produrre all’amico ormai celebre un epigono ravvicinato di “Pulp Fiction”: violenza e disperazione, sangue e cinismo, ma all’allievo manca sia l’ironia del maestro, sia il suo straordinario controllo narrativo. Rimarrà per lui un tentativo isolato.

ASSASSINI NATI (natural born killers)
Usa ’95
Di Oliver Stone
Sceneggiatura di Quentin Tarantino
Con Woody Harrelson, Juliette Lewis, Robert Downey Jr.,
Le avventure brutali e mirabolanti di Mickey e Mallory, amanti e serial killer che attraversano l’America seminando il terrore, ma accompagnati dagli scroscianti applausi dei loro fans.
Il film fu ripudiato da Tarantino, ma rappresenta una denuncia del mezzo televisivo, e non solo, di impronta puramente Stoniana. Oliver Stone elargisce tutto il suo repertorio sensazionalistico, senza pietà e senza timore di spreco di energia e di immagini. Più che un film, un viaggio allucinato e subliminale tra gli infami meandri dell’inconscio collettivo, a cavalcioni del demone chiamato televisione, che il regista americano accusa pur risultandone, irrimediabilmente, come tutti noi, l’ennesima vittima.

Four Rooms (id.)
Usa ‘95
di A. Anders, A. Rockwell, R. Rodriguez, Q. Tarantino
Con Tim Roth, Madonna, Antonio Banderas, Bruce Willis, Quentin Tarantino
Quattro episodi ambientati in un albergo servito dal portiere tuttofare Ted. Alcune streghe necessitano di sperma fresco per la preparazione di un sortilegio; una coppia sado-maso coinvolge Ted nelle sue stramberie; due bambini, lasciati soli dai genitori, mettono a soqquadro la stanza tra alcool, incendi e la scoperta di un cadavere nascosto sotto il materasso; un regista hollywoodiano fa una scommessa con un amico sulle capacità del suo accendino zippo: un mignolo contro una Chevrolet.
Film leggero fino alla volatilità, deludente se si considera come summa del cinema indipendente americano, ma comunque non privo di momenti realmente divertenti. Tarantino rifà un classico telefilm hitchcockiano, “L’uomo del Sud”, in cui era Steve McQueen a scommettersi il mignolo: qui il regista gioca a mettere alla berlina la propria stessa logorrea (anche cinematografica), su cui impernia l’intero episodio fino a quando l’inaspettato taglio finale del dito le toglie completamente senso.

DAL TRAMONTO ALL’ALBA( From Dusk Till Dawn)
Usa 95
Di Robert Rodriguez
Sceneggiatura di Quentin Tarantino
Con George Clooney, Quentin Tarantino, Juliette Lewis, Harvey Keitel
Inizia come un road movie misterioso e assolato, poi muta in un horror fantascientifico. A costituire la minaccia più grande per i poveri rapinatori, non ci sono semplici poliziotti, ma vampiri e alieni, rinchiusi in un locale in mezzo al deserto, al confine con il Messico e in cui conducono anche la famigliola-ostaggio timorata di Dio.
Un Rodriguez artigianale e talentuoso come non mai, in un film che sorprende per la sua capacità di essere costantemente in divenire, svelando gradualmente, scena dopo scena la sua natura proteiforme e fumettistica.

JACKIE BROWN (id.)
USA ’97
Di Quentin Tarantino
Con Pam Grier, Samuel L.Jackson, Micheal Keaton, Robert De Niro
Dal romanzo “Rum Punch” di Elmore Leonard, la storia di un’assistente di volo colta in flagrante dalla polizia mentre trasporta denaro sporco, frutto del contrabbando d’armi da parte del sordido Ordell.
Aiuterà la polizia a catturarlo lavorando dietro le quinte per tenersi i dollari, supportata da Max Cherry (un Robert Foster innamorato), spinta dal bisogno di ritirarsi a vita privata e smettere di rischiare la prigione e la propria pelle.
Tarantino si “spulpizza” e rallenta; asciuga il sangue e nasconde il fuoco delle pallottole. Jackie Brown riesce ad essere essenziale e elaborato; originale e manieristico. Alla maniera di chi? Ovviamente quella di Tarantino che rispesca Pam Grier, leggendaria icona black, dal mondo underground del poliziesco anni settanta, insieme a una splendida colonna sonora. Ma soprattutto plasma i suoi protagonisti con pazienza e un tocco nostalgico di romanticismo.
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