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Le riprese del film più costoso nella storia del cinema italiano, stanno infatti per ultimarsi.
Dietro le quinte del set di "Pinocchio"
Le riprese del film più costoso nella storia del cinema italiano, stanno infatti per ultimarsi.
Le riprese del film più costoso nella storia del cinema italiano, stanno infatti per ultimarsi: gli ultimi fuochi, le ultime bugie del burattino dal naso allungabile (magia degli effetti speciali) prima dell’enorme lavoro di postproduzione che anticiperà l’uscita nelle sale prevista per il Natale del prossimo anno. Centinaia di tecnici e migliaia di comparse mascherate si aggirano tra le pittoriche scenografie allestite nella campagna ternana, in un set blindato come ogni kolossal-evento che si rispetti.
Per questa impresa Roberto Benigni ha voluto accanto a sé il fior fiore dell'industria cinematografica del Bel Paese, a cominciare dallo scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami. Da oltre un anno l'ex premio Oscar italiano si è gettato a capofitto nel progetto più ambizioso della sua carriera. Le poche indiscrezioni che trapelano parlano del comico toscano come sempre coadiuvato dalla fidata moglie Nicoletta Braschi. La "fatina turchina" controlla il lavoro su un set che è l’emblema del fantasioso artigianato italiano in cui verranno integrati effetti speciali mai usati precedentemente per una produzione nostrana, in un mix calibrato che non rischia di far sfiorire il gusto retrò della favola più famosa e venduta del mondo.
Il toscanaccio è come un fiume in piena. Ricorda il nome di tutti i suoi collaboratori nonostante siano oltre cento e ha per tutti una battuta; sottile e, spiritoso, improvvisa rimproveri e complimenti in rima mentre si aggira tra la girandola di immensi cubi e cilindri argentati con sovraimpressi i vecchi ritratti che apparivano sulle scatole dei biscotti dei tempi andati. E poi megatorte farcite di confetti argentati, cavalli a dondolo, immense farfalle multicolori, soldatini di legno. Le magie della fata e l'immenso pescecane sono frutto del lavoro di centinaia di carpentieri, fabbri, giovani pittori. Tutta manovalanza del luogo.
Tremila metri quadrati per ogni paese, centinaia di case costruite su ruote che si trasformano all'occasione in immense piazze popolate da quattromila comparse vestite con oltre mille costumi: “Tutto nel pieno rispetto dell'iconografia italiana dell'ultimo Ottocento” sottolineano la produttrice Elda Ferri e il produttore esecutivo, Mario Cotone. Sul set infatti non compare alcun riferimento al Luna Park, nessuna giostrina illuminata ma una vera e propria ricostruzione dell'Italia umbertina, quella che va dal 1880 fino al 1930.
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