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Interviste

“Da Rambaldi ho imparato ad amare l’animatronica. I suoi ‘mostri’, da E.T. a King Kong sono impareggiabili. Mentre da Bava ho imparato ad apprezzare e ad approfondire gli effetti ottici"

Sergio Stivaletti, re degli effetti speciali

Sergio Stivaletti, re degli effetti speciali

Sergio Stivaletti è uno dei più grandi esponenti degli effetti speciali in Italia. Erede delle tecniche di Carlo Rambaldi e di Mario Bava, ha iniziato a lavorare con Dario Argento nel 1985, contribuendo a creare il cult-movie “Phenomena”. Da quel momento non si è più staccato dal maestro dell’horror italiano e, contemporaneamente, ha lavorato per Lamberto Bava e Michele Soavi. Del 1997 è l’esordio alla regia con il film “Maschera di cera”, scritto dal compianto Lucio Fulci (a cui il film è doverosamente dedicato).

In quale momento Sergio Stivaletti è diventato uno dei più importanti esponenti italiani degli effetti speciali?

“Quando Carlo Rambaldi si è trasferito in America nel nostro paese c’era Mario Bava che lavorava in questo campo. Quando quest’ultimo è scomparso io ho preso il suo posto e, nello stesso tempo, ho riempito il vuoto che aveva lasciato Rambaldi”.

Cosa ha imparato da questi due maestri?

“Da Rambaldi ho imparato ad amare l’animatronica. I suoi ‘mostri’, da E.T. a King Kong sono impareggiabili. Mentre da Bava ho imparato ad apprezzare e ad approfondire gli effetti ottici. In realtà io sono un autodidatta. Leggo molto, studio e, come ovvio, guardo e mi ispiro a film che utilizzano, al loro interno, gli effetti”.

Hai parlato di animatronica, effetti ottici, effetti speciali. Quali sono le differenze?

“Gli effetti speciali racchiudono in sé gli effetti ottici e gli effetti digitali. Poi esiste il special make-up che consiste nella trasformazione del volto o in una parte del corpo di un attore. Ci sono poi gli effetti meccanici con i quali è possibile riprodurre completamente un essere attraverso varie materie: dal lattice alle movimentazioni meccaniche. Non sempre tutte queste tecniche vengono utilizzate singolarmente, possono anche essere mescolate”.

Mi puoi fare un esempio?

“In “Non ho sonno”, l’ultimo film di Dario Argento, ho costruito una testa che doveva esplodere. Prima di tutto ho preso il calco della testa dell’attore, poi ho realizzato, con il lattice, una testa finta con, al suo interno, tutto il materiale che assomigliasse al vero cervello o al sangue, aggiungendo ulteriori elementi con il 3D. Il secondo passo è stato quello di collocare la testa finta nella stessa posizione della testa dell’attore. A questo punto ho utilizzato il digitale per far combaciare le due teste. Miscelando questi elementi ho raggiunto lo scopo che volevo: senza nessuno stacco e con una continuità di ripresa ho fatto esplodere la testa. In pratica l’attore è rimasto in scena un fotogramma prima che esplodesse la testa”.
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