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Interviste

II parte: L'infanzia, la guerra, il pre-crimine.

Spileberg e Cruise

Intervista a Spileberg e Cruise

Signor Spielberg, oltre alla sua visione del futuro, sembra molto cambiata anche la sua percezione dell’infanzia. In ‘A.I.’ c’era un bambino abbandonato dalla madre, in ‘Minority Report’ c’è un figlio che scompare misteriosamente. Come vive l’infanzia tradita, perduta?
SS: “Sono padre di sette figli. Da una parte sono ottimista, ma dall’altra so che li devo proteggere. I miei film sono imperniati sulle mie paure, e la paura più grande è quella di perdere i miei figli.”

Sembra che ci sia stata una svolta “cupa” nella sua carriera.
S.S: “Con l’età sono diventato più realista sulla natura del mondo. Non ho più voglia di raccontare storie d’evasione. Sono in una fase sperimentale, in cui sperimento soprattutto su me stesso. Un tempo facevo i film pensando al mio pubblico, ora sono più concentrato sulle mie impressioni. Beh, anche se con ‘Indiana Jones IV’ ci sarà un ritorno alle origini…”

Come giudicate la politica dello “Strike First” - colpire preventivamente, come sta per fare Bush con Saddam? E’ qualcosa che ricorda molto il precrimine….
SS: “L’undici settembre ci ha dato un segnale molto forte e inquietante: nessuno è invulnerabile, nessuno è al sicuro. E lì non è stata colpita solo l’America: c’erano persone di 38 nazionalità all’interno delle Torri. In questi casi credo sia necessario prevenire per far sì che niente del genere possa più capitare. La politica di Bush è solida e basata sulla realtà: ‘sradicare il terrorismo ovunque si trovi’. Le informazioni dell’Intelligence dicono che in pochi mesi Saddam potrebbe disporre di un’arma atomica: se tutto ciò fosse vero, Bush avrebbe ragione.”

T.C: “Non sono a favore della guerra, ma la situazione è troppo complessa e articolata perché io possa avere un’opinione precisa. Non possiedo le stesse informazioni di cui dispone Bush e il Pentagono. Comunque non parlerei di pre-crimine nel caso di Saddam, bensì di ripetuti crimini compiuti contro l’umanità e contro il suo popolo.”

Come sarebbe cambiata la percezione del film se “Minority Report” fosse uscito prima dell’11/9?
S.S: “E’ strano, ma ci sono delle sinistre coincidenze tra quello che è successo e il messaggio del nostro film. Non siamo dei precog ma, come loro, avevamo previsto alcune cose, come la completa e progressiva perdita di privacy. Dopo l’11 settembre la gente sa che per permettere all’Fbi e alla Cia di prevenire il terrorismo deve rinunciare a una parte della propria riservatezza. La questione è: quanta privacy deve essere sacrificata in nome della sicurezza? E’ un tema molto forte che viene trattato nel film, ed è estremamente attuale. Il film ha ricevuto molti consensi anche perché dopo l’11 settembre le persone si sono trovate a interrogarsi su come sarà il futuro.”

A giudicare dal film, non troppo rassicurante.
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