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Per gli americani è semplicemente Dave. Ma David Letterman è molto più di un semplice anchor televisivo, di un mezzobusto da qualsiasi o di un giornalista folgorato dallo schermo tv.

DAVID LETTERMAN: IL RE DEI TALK SHOW

Per gli americani è semplicemente Dave. Ma David Letterman è molto più di un semplice anchor televisivo, di un mezzobusto da avanspettacolo qualsiasi o di un giornalista folgorato dallo schermo tv.

Per gli americani è semplicemente Dave. Molto più di un semplice anchor televisivo, di un mezzobusto da avanspettacolo qualsiasi o di un giornalista folgorato dallo schermo televisivo. David Letterman è un icona, nel bene e nel male, dell'essenza stessa del "fare televisione" come la intendono oltreoceano. Il palcoscenico dove si cala nei panni del mattatore, ogni sera alle undici e mezza (orario dell'Est), sulle frequenze del network nazionale CBS, è un luogo di culto, di venerazione per milioni di telespettatori e di fan giunti fisicamente a New York con la speranza di acciuffare all'ultimo minuto un biglietto. Niente da fare, se non avete un amico nella produzione del programma o conoscete personalmente una delle venticinque bodyguard che controllano l'ingresso all'Ed Sullivan Theater, potete pure scordarvelo di entrare. Sul sito di Letterman scherzosamente invitano a prenotarsi per il 2005. La verità è che per i prossimi dodici mesi trovare un posto nelle gradinate dello studio televisivo più famoso e desiderato d'America è più difficile che vincere il jackpot multimilionario delle lotterie federali. Si perchè il "Late Show" è televisione allo stato puro. Il suo talk show è ogni sera, dal lunedì al venerdì, un appuntamento imperdibile dove gli spettatori possono assistere alle incredibili performance di Letterman alle prese con il meglio di quanto possa offrire il mondo dello spettacolo statunitense. Ogni "stellina" e ogni "vera star" - sia essa George W. Bush o Madonna - deve passare per le forche caudine delle sue interviste al vetriolo, superare il varco delle sue domande più banali o volutamente stupide e gestire con una battuta le schermaglie acide e impertinenti che Letterman sciorina senza sosta. Tutto è trasformato in entertainment, in intrattenimento. O meglio deve esserlo, altrimenti non buca lo schermo. I due candidati alla presidenza degli Stati Uniti sono stati sbeffeggiati, linciati verbalmente, presi in giro ("George W. è un idiota!") come mai nessuno si sarebbe permesso in Italia o in Europa dove la televisione tratta la politica sempre con grande ossequio e riverenza. Ma nè Gore nè Bush hanno potuto fare a meno di andare in trasmissione. Hanno nicchiato per qualche giorno, additando scuse e frapponendo i rispettivi uffici stampa e Letterman puntuale come un orologio ha immediatamente montato uno speciale di tre minuti, quotidiano (Campaign 2000) in cui resocontava con minuzia le conversazioni telefoniche tra il suo caporedattore Maria Pope (trasformata in star per l'occasione come molti altri dello staff di Letterman) e gli uffici stampa dei due candidati. "Come è possibile - diceva ogni sera divertito a proposito di George W. e di Al - che quest'uomo voglia fare il Presidente degli Stati Uniti! Non ha neppure il coraggio di venire qui a farsi intervistare!".

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