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Film

Se amate i film dell'orrore che vi facciano gelare il sangue nelle vene, questo non è il film che fa per voi.

Soul Survivors

Soul Survivors

Di Stephen Carpenter
Con Melissa Sagemiller, Wes Bentley, Casey Affleck, Eliza Dushku.
Stati Uniti, 2001

Se amate i film dell'orrore che vi sbalordiscano con effetti speciali e vi facciano gelare il sangue nelle vene, Soul Survivors non è quello che fa per voi.
Nonostante il sangue scorra a profusione, nei modi e nei momenti appropriati e con ottime -anche se non originali - soluzioni stilistiche, il regista Stephen Carpenter, che è anche l'autore della sceneggiatura, non pare molto interessato a far rizzare i capelli in testa agli spettatori: preferisce invece coinvolgerli e spesso confonderli in una ragnatela di ambiguità abbastanza claustrofobica da cui potrà sfuggire raggiungendo il sollievo liberatorio della spiegazione solo chi se lo sarà meritato per aver guardato il film con molta attenzione. Il plot è apparentemente semplice: quattro diciottenni in procinto di lasciarsi alla fine delle vacanze estive, ognuno diretto verso una diversa avventura universitaria, sono coinvolti in un grave incidente automobilistico; la protagonista, Cassie (la credibile e brava Melissa Sagemiller), in bilico tra la vita e la morte, vede morire il fidanzato Sean (Casey Affleck), mentre le rimangono vicini in modo quasi soffocante l'ex fidanzato Matt che ha lo sguardo tenebroso di Wes Bentley, (l'adolescente difficile di American Beauty), e la fascinosamente perversa Anabel (l'intrigante Eliza Dushku). I due killer da cui Cassie è - o si crede - perseguitata, un uomo dalla maschera trasparente ed un imponente indiano nativo, acquistano spessore se interpretati come incubi o meglio ancora come metafora della morte. Così come la discoteca è in parte metafora dell'inferno, suggerimento che viene dato dall'insegna dell'entrata "perdete ogni speranza o voi che entrate". Il significato metaforico o comunque misterioso di altri fatti ed avvenimenti non è invece di così facile lettura e si chiarisce solo nella brevissima scena finale. Senza voler pretendere uno svolgimento cronologico certo, né una chiarezza troppo esplicita delle sequenze, possiamo concludere che il punto forza di questo thriller, la presenza di tanti piccoli indizi apparentemente casuali, il cui senso è nascosto con molta accuratezza, rappresenta anche la sua debolezza: mentre il target naturale sembra essere quello del pubblico giovanile, la presenza di messaggi impliciti da decifrare sembra piuttosto adatto ad un pubblico di pazienti risolutori di enigmi. Il film, invece di venire incontro ad entrambe le esigenze, rischia per opposti motivi di scontentare gli uni e gli altri. È certamente un film che può essere più apprezzato dopo una seconda visione.

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