Da "Indiana Jones" a "Rambo" fino a "Halloween" i film più sfruttati della storia del cinema.
Le grandi saghe
Da "Indiana Jones" a "Rambo" fino a "Halloween" i film più sfruttati della storia del cinema.
(“I predatori dell’arca perduta”, 1981 – “Il tempio maledetto”, 1985 “L’ultima crociata”, 1989)
Il mitico Indiana Jones fu creato dalla coppia vincente Lucas-Spielberg su una spiaggia delle Hawaii. Indy è un archeologo avventuriero che spesso smette gli abiti del docente universitario per gettarsi alla ricerca di preziose reliquie in giro per il mondo.
Un James Bond con la frusta e un inspiegabile paura dei serpenti, che nel primo episodio contende ai nazisti l’arca dell’alleanza, nel secondo affronta i terribili sacerdoti della dea Kalì e nel terzo, in compagnia del padre petulante (interpretato da Sean Connery), riuscirà a stringere tra le mani il Santo Graal.
L’universo di Indiana Jones è simile ad un gioco conchiuso ma allo stesso tempo pieno di fessure per frequenti ingressi nel soprannaturale.
Esercizi fumettistici simili a meccanismi ad orologeria; ironici e avvincenti, i film si distinguono per le sequenze iniziali, sorta di “film nel film” perfettamente estraibili dal testo filmico.
STAR WARS
(“Guerre Stellari”, 1977 – “L’impero colpisce ancora”, 1980 – “Il ritorno dello Jedi”, 1983 – “La minaccia fantasma”, 1999)
Un’altra galassia. Un’altra era. L’immaginario di Geoge Lucas sforna una leggendaria epopea spaziale che si impone come modello della fantascienza di tutti i tempi. La Old Republic del Mito, difesa dai Cavalieri Jedi, garanti della giustizia, è stata soppiantata dalle Forze del Male, guidati dal luogotenente Darth Veder.
Un nucleo di resistenza si prepara alla battaglia guidato dalla Principessa Leila: Luke Skywalker, Han Solo, l’irsuto antropoide Chewbacca, il droide dorato C-3P0 e il capriccioso robot nanerottolo, C-1P8.
Una valanga infinita ed eterogenea di personaggi, razze, luoghi fantastici creati da Lucas. La mitologia si fonda con l’antropologia, il Western con il fumetto. Tutto si muove attorno al concetto di Forza, il cui arcano significato è rimasto oscuro per millenni.
THE MATRIX (1999)
In un cupo e piovoso ventunesimo secolo, l’hacker “Neo” Anderson (Keanu Reeves) svolge, di giorno, un insignificante lavoro per una società di software. La notte penetra nelle sinapsi occulte della rete.
Il film coltiva un’atmosfera di paranoia basata sulla terrificante ipotesi che l’universo in cui agiamo non è altro che una pura illusione che ci nasconde le verità primarie e mostruose.
Gli echi metafisici si fondono con una concezione iperbolica e trascendente del film d’azione. Un passo estremo e decisivo dal quale il cinema non potrà tornare indietro per molto tempo.
TERMINATOR
(“Terminator”, 1984 – “Terminator 2. Il giorno del Giudizio”, 1991)
Nel 2029 Skynet, un sistema di computer, combatterà e verrà sconfitto da un drappello di umani. Ma prima di essere distrutto, Skynet spedisce un Terminator indietro nel tempo, nel 1997, per uccidere Sarah Connor, colei che partorirà John, il leader della resistenza che ha il compito di sterminare il sistema stesso.
Terminator sembra un guerriero invincibile, soprattutto per la sua capacità di assumere le sembianze umane.
Un soldato, Kyle Reese, viene mandato nel passato a difendere Sarah prima che l’indistruttibile cyborg compia la sua missione e faccia deragliare il corso della Storia.
Nel secondo episodio John ha ormai dieci anni ed è ancora la vittima designata di un secondo Terminator capace persino di passare dallo stato liquido a quello solido e viceversa. La resistenza invia un Terminator riprogrammato: unica speranza per evitare l’assassinio di John e la fine dell’umanità.
HALLOWEEN
Michael Myers scappa dal manicomio dell’Illinois dopo quindici anni di reclusione per il brutale asassinio della sorella. E’ diretto ad Haddonfield, deciso a perpetuare la sua mania omicida.
Sceneggiato e diretto da John Carpenter, Halloween è solo il primo di ben sette episodi che si sono susseguiti per venti anni, incentrati sulle orripilanti gesta di Michael Myers. La seducente Laurie (Jamie Lee Curtis) è il prototipo delle vittime da lui prescelte per essere massacrate nei modi più barbari.
Un continuo andirivieni dalla clinica alla cittadina natia con l’intento di trucidare anche la nipote Jamie, l’ultima sopravvissuta della famiglia.
L’episodio più recente segna anche il ritorno della Curtis, la cui memoria non ha mai smesso di essere seviziata dagli infernali eventi vissuti vent’anni prima.
Solamente il terzo episodio è slegato dal resto della serie, essendo imperniato sulla sinistra figura di Conal Cochran, un realizzatore di maschere di Halloween impegnato a far rivivere i riti della notte delle streghe sacrificando bambini e animali.
NIGHTMARE
(Nightmare on elm street, 1984 – Nightmare 2: freddy’s revenge, 1985 – Nightmare 3: the dream warrior, 1987 – Nightmare 4: the dream master, 1988 – Nightmare 5: the dream child, 1989 – Freddy’s dead, 1992 – Wes Craven’s new nightmare, 1994)
Era un killer di bambini, assolto per un dettaglio tecnico. Un gruppo di genitori infuriati e accaniti decisero di farsi giustizia da soli, bruciandolo vivo.
Indossa un maglione strappato e gli artigli sostituiscono le dita. Freddy Kruger è tornato per perseguitare i teenagers nei loro sogni, mai stati così concreti, e vendicarsi della spietatezza dei padri. Lo spazio onirico possiede le coordinate dell’inferno e le spaventose e demoniache fattezze di Freddy tormenteranno per ben sette episodi le menti vulnerabili di vittime predestinate.
Dalla penna di Wes Craven, regista del primo, terzo e ultimo episodio, una delle saghe fondamentali nate negli anni ottanta.
RAMBO
Un veterano del Vietnam cacciato via da una cittadina gestita da uno sceriffo meschino. Maltrattato, insultato, braccato, si rifugia nel territorio che conosce alla perfezione: il bosco, simile a quella giungla vietnamita, sporco teatro di tanti orrori e ferita mai cicatrizzata nella coscienza americana. John Rambo, una perfetta macchina da guerra fa esplodere la sua rabbia e uccide con cinico furore. Uno dei simboli cinematografici dell’America edonista e guerrafondaia di Reagan, smette di esistere nel 1988 con la terza puntata nella serie, ambientata in Afghanistan, paese invaso dai nemici russi. Quello è anche l’ultimo anno che lo sceriffo del Montana siede sulla poltrona presidenziale. Mentre il primo episodio, del 1982, diretto da Ted Kotcheff si distingue come un eccezionale e claustrofobico film d’azione con buoni accenni ai risvolti psicologici di Rambo vittima/carnefice, i due sequel trasformano il guerriero in una macchietta che assurge a emblema di una guerra fredda ormai agli sgoccioli.
ROCKY
Lo stallone italiano all’inseguimento del titolo di campione del mondo dei pesi massimi. Il regista John Avildsen apre e chiude l’epopea più leggendaria e chiacchierata degli ultimi anni e protratta fino allo sfinimento, attraverso le gesta del pugile innamorato di una umile commessa di un negozio di animali, Adriana.
Pochi personaggi sono entrati così stabilmente all’interno dell’immaginario collettivo. L’impeto e l’ebbrezza scatenati dagli allenamenti di Rocky hanno creato improbabili proseliti nei parchi di tutto il mondo. Tra tutti gli avversari è il sovietico Ivan Drago ad aver costituito il nitido bersaglio da disprezzare e prendere a pugni. La sequenza dei suoi allenamenti pompati, dopati e superattrezzati, alternata ad un Rocky Balboa, barbuto e genuino, che scala una montagna innevata per strillare il nome del suo nemico è rimasta indelebile. Fu l’apice dello sfruttamento politico del boxeur che smembrava a cazzotti i quarti di manzo. Lui così povero, ma innamorato e testardo. Il meglio e il peggio di Sylvester stallone, attore e regista.
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