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I ragazzi di Santa Maradona sono appena usciti dall’università, non sanno bene cosa vogliono dalla vita o casa la vita voglia da loro.
SANTA MARADONA
I ragazzi di Santa Maradona sono appena usciti dall’università, non sanno bene cosa vogliono dalla vita o casa la vita voglia da loro.
I ragazzi di Santa Maradona sono appena usciti dall’università, non sanno bene cosa vogliono dalla vita o casa la vita voglia da loro e aleggiano nel limbo delle giornate sul divano, videocassetta e pizza a portar via. Andrea ci prova, va a colloqui di cui conosce già l’esito, passa da una donnina all’altra; Bart preferisce sbracarsi in poltrona con l’accappatoio, barare sul lavoro copiando recensioni di libri che non ha mai letto, masturbarsi talvolta. Ma un incontro fortunato, e l’amore della bella Anita, darà ad Andrea la spinta per alzarsi dal pantanoso divano.
Sembra un filone ormai collaudato: metti un paio di ragazzi bellocci, gli dai un paio di dubbi esistenziali di basso tenore, gli metti in bocca dei dialoghi coloriti, una fotografia patinata, una buona colonna sonora, e il gioco è fatto. Ma il tutto è sempre di più della somma delle sue parti, e così si rischia di essere troppo ingloriosi con il film di Marco Ponti. Santa Maradona è anche un film accattivante, che non vuol dire necessariamente falso, ed è un buon esordio per un debutto cinematografico. Ponti, abile sceneggiatore segnalato più volte al Premio Solinas, è un amante di Tarantino, al quale cerca di rubare il tocco magico che renda geniali anche i dialoghi più banali. Ma quello di Tarantino è un dono che Ponti ancora non ha, e le elucubrazioni dei protagonisti sembrano sempre un po’ forzate. Ci sono anche dei momenti divertenti e azzeccati e sinceri nel film, fole di vento arioso che ravvivano l’aria un po’ stantia della storia. Altre parti però sembrano sospese per aria e sembrano invocare qualcuno le prenda per mano e dia loro uno scopo.
Di Accorsi si è detto sopra, mentre da segnalare sono Libero de Rienzo e Anita Caprioli: il primo, che ha partecipato al film di Catherine Breillat “A mia sorella”, riesce a essere molto convincente nel ruolo del ruolo del giovane nichilista e sfaticato. Anita Caprioli, bellissima, è figlia d’arte e ha lavorato per anni nel teatro prima di approdare al cinema con “Tutti giù per terra”.
Il titolo è un po’ inspiegabile: Santa Maradona è una grande canzone dei Mano Negra che invoca il Diego come il santo protettore degli italiani. Spiega il regista: “Maradona è un personaggio scomodo, ribelle, uno che non è mai stato zitto quando le cose non gli piacevano, anche a costo di pagare un prezzo in popolarità, in sicurezza personale, in equilibrio della vita privata. Per i due eroi del film, Andrea e Bart, Maradona non può non essere un parente lontano.” Sinceramente, nonostante tutta la voglia di Ponti di rendere epico il quotidiano, la grandezza, la maestosità e l’aura mitica sono qualità molto lontane dai suoi personaggi e dall’aria che si respira nel suo film. Qualcuno forse avrebbe detto ‘la vita è altrove’.
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Stefano Accorsi




