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Grazie a dio io cambio non per seguire qualche onda o qualche mercato. Io seguo un mio percorso che a volte è anche incoerente. Ma potrei dire: sempre con coerenza rispetto alle mie incoerenze.

Ruggeri: "Sempre cambiare"

Grazie a dio io cambio non per seguire qualche onda o qualche mercato. Io seguo un mio percorso che a volte è anche incoerente. Ma potrei dire: sempre con coerenza rispetto alle mie incoerenze.

Sei ancora un amante di Tom Waits?
Molto. Mi piace perché è sempre in fieri. Work in progress. Mai seduto.

A questo proposito, ho letto alcune tue considerazioni molto divertenti sugli occhiali. Che ti identificavano e di cui ti sei liberato operandoti. Cambiamento a tutti i costi o, per dirla con Woody Allen, ‘cambiare è uguale morire’?
Cambiare, cambiare. Capita anche di contraddirti. Di dire io quella cosa non la farò mai e dopo due anni la fai. Per cui il rovescio della medaglia è che magari ti prendono per uno che cambia troppo spesso idea. Grazie a dio io cambio non per seguire qualche onda o qualche mercato. Io seguo un mio percorso che a volte è anche incoerente. Ma potrei dire: sempre con coerenza rispetto alle mie incoerenze.

Hai collaborato con moltissimi musicisti in Italia e all’estero. Chi sceglieresti ora, fra gli esordienti, se non ci fosse Andrea Mirò?
Non so. Io non è che sia un grande esperto. Mi piace il ragazzo di Perugia che mi ha portato il provino voce chitarra e fisarmonica che magari mi sento cinque sei volte, molto più che l’idolo delle radio.

Hai un’intensa attività letteraria – mi pare di capire. Sinceramente non ho letto nulla. Ma, l’altro giorno, ho visto una tua fotografia dentro Feltrinelli accanto a mostri sacri. Un bel riconoscimento, no?
Fu bello il fatto che io mandai a Feltrinelli un dattiloscritto senza che loro sapessero che veniva da Enrico Ruggeri. Quindi poi loro mi cercarono senza sapere che era roba di un cantante…

Ma sei al lavoro, adesso?
No. In questo momento non sto scrivendo perché non ho proprio il tempo. Ma è una cosa liberatoria scrivere: troppo spesso mi capitava di lasciare delle cose nella penna. Sai, quando scrivi una canzone, comunque devi fare i conti con i quattro minuti e mezzo. Temi di ripeterti. Devi fare i conti con il timore di ripeterti troppo musicalmente. Devi fare i conti con la rima, la sintesi, la musicalità della parola, la strofa, l’inciso. La canzone da molti anni ha uno schema abbastanza restrittivo.

Come concili musica e letteratura? Le alterni?
Ogni tanto mi capita di buttare giù delle cose eppoi di raccoglierle.

Vorresti essere definito musicista o scrittore?
Gli scrittori sono altri. Poi oggi tutti scrivono. Gli scrittori sono… Simenon, Checov, quelli sono gli scrittori. Io sono una persona che nell’ambito di un periodo così cialtrone cerca di comunicare delle cose intelligenti e divertenti. Tutto qua.

Musicista, allora?
No. Direi: artigiano della comunicazione.

E il cinema ti piace?
Molto.

Nessuna ambizione alla Ligabue?
Il cinema mi piace guardarlo. Ma non sono un tecnico. Non ne sarei in grado.

E sul fronte video?
Il problema è produrre dei bei video cercando di far sì che non sia solo uno spot della canzone. Quindi cercar di fare qualcosa che sia un compendio della creatività. Troppo spesso invece o perché non hai soldi da spendere o perché non hai tempo o non hai idee, finisci per fare un video che è semplicemente una didascalia. Non è facile, in realtà. Io credo di aver fatto dei bei video. Ma ho fatto anche dei video bruttini. Quindi devo starci attento.

Tre film sulla classica isola.
“Amici miei”, senza ombra di dubbio. “I Mostri” assolutamente attuale. “Nuovo cinema Paradiso”

Tre dischi
“Ziggy Stardust” “Sergent Pepper's” e uno di Tom Waits... Quello con “Foreign Affairs”, il best, come si chiama...: “Asylum Years”.

Tre libri
Uno qualsiasi proprio pescando ad occhi chiusi di Simenon, “Opinioni di un clown” di Heinrich Böll e il teatro di Checov.
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